In cinque anni il mercato giapponese dell’olio d’oliva è passato da 49 a quasi 60 miliardi di yen, confermandosi un terreno fertile per il made in Italy. “In un contesto globale incerto, il Giappone rappresenta un mercato alternativo strategico per qualità, attenzione al prodotto e potenziale ancora inespresso”, osserva Zefferino Monini, presidente e AD dell’azienda umbra.
Nonostante l’impatto dell’inflazione e del calo dei consumi, l’olio d’oliva si è ormai imposto tra i condimenti di uso quotidiano, distribuito dai grandi retailer fino ai convenience store. Tuttavia, la concorrenza spagnola e la svalutazione dello yen hanno frenato le performance dei marchi italiani, soprattutto nelle fasce premium e bio.
A distinguersi è Monini, che dal 1985 presidia il mercato nipponico e oggi cresce a doppia cifra in volume e valore. L’azienda ha costruito una forte brand awareness puntando su formazione, qualità e packaging innovativo: il formato squeezable di Monini Classico è il prodotto di punta per i consumatori giapponesi, attenti alla praticità d’uso.
“Vogliamo stabilizzare la presenza in tutte le principali catene, ridurre i rischi di out of stock e riconquistare i clienti sensibili al prezzo”, spiega Monini, che punta su promozioni mirate e formati ridotti per adattarsi alle nuove abitudini d’acquisto.
Sul fronte reputazionale, l’azienda continua a investire in sostenibilità e in attività di brand building: degustazioni, fiere come Foodex Tokyo, partnership con influencer e sponsorizzazioni sportive, tra cui la Sir Safety Perugia con il campione Yuki Ishikawa. Una strategia di lungo periodo che consolida Monini come ambasciatore dell’olio italiano in Oriente.


















