Tyson Foods ha chiuso l’anno fiscale 2025 con ricavi e utili rettificati in aumento, trainati dalla tenuta del comparto avicolo che ha compensato le difficoltà del segmento bovino, penalizzato da un’offerta limitata e da prezzi record. Nel quarto trimestre, le vendite sono salite del 2,2% a 13,86 miliardi di dollari, leggermente sotto le attese di mercato, ma con un utile per azione rettificato di 1,15 dollari, superiore alle previsioni degli analisti (83 centesimi).
Sull’intero esercizio, il gruppo ha registrato ricavi per 54,4 miliardi di dollari (+2,1%) e un utile operativo rettificato di 2,3 miliardi (+26%), mentre il risultato GAAP è sceso del 22% a 1,1 miliardi. Il management ha evidenziato una crescita del margine operativo rettificato al 4,1%, sostenuto da una migliore efficienza nei processi produttivi.
La domanda di pollo ha rappresentato il principale motore del trimestre, grazie a volumi in aumento del 3,8% e a prezzi in flessione che ne hanno favorito il consumo. Il segmento carne bovina ha invece registrato un calo dei volumi dell’8,4%, compensato solo in parte da un incremento dei prezzi medi del 17%.
Il CEO Donnie King ha sottolineato che “la diversificazione del portafoglio multi-proteina e la nostra scala produttiva ci permettono di attraversare fasi cicliche con maggiore resilienza”. Tuttavia, la scarsità di capi bovini negli Stati Uniti — scesi ai minimi da 75 anni per effetto della siccità — continuerà a mantenere alta la pressione sui costi.
Gli analisti ricordano che Tyson si trova schiacciata tra l’aumento dei prezzi di mangimi e bestiame da un lato, e la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie dall’altro, con un crescente spostamento verso prodotti a marchio privato. “Le dimensioni del gruppo offrono una certa protezione, ma non lo isolano completamente dal rischio” ha commentato Suzy Davidkhanian di eMarketer.
Per il 2026, Tyson Foods prevede un aumento dei ricavi compreso tra il 2% e il 4%, sopra la stima media del mercato (2,3%), puntando ancora sulla forza del segmento pollo e sulle linee di alimenti preparati. Il gruppo stima un utile operativo rettificato complessivo tra 2,1 e 2,3 miliardi di dollari, con investimenti in capitale tra 700 milioni e 1 miliardo.
Nonostante un contesto difficile, tra costi elevati, inflazione persistente e incertezze commerciali, l’azienda statunitense guarda con cautela ma anche fiducia al nuovo esercizio, sostenuta da una base di domanda solida e da iniziative di produttività che mirano a migliorare la redditività nel medio termine.


















