Segnali contrastanti dalle commodity agrifood tra rialzi del pistacchio e crollo di cacao, riso e zucchero

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Areté continua a fornire alle imprese dell’agrifood una bussola indispensabile in un contesto di volatilità crescente. Nel report settimanale, la società analizza l’evoluzione dei mercati di pistacchio, cacao, riso e zucchero, evidenziando trend di prezzo, fondamentali e fattori di rischio per le supply chain. Attraverso un monitoraggio costante delle fonti internazionali più autorevoli, la società bolognese aggiorna le aziende sugli andamenti delle principali materie prime, offrendo indicazioni strategiche per le decisioni di approvvigionamento.

Sul fronte pistacchio, gli Stati Uniti — dopo il forte ribasso che ha caratterizzato l’avvio della campagna 2025/26, a causa dell’arrivo sul mercato del raccolto-record da 725.000 tonnellate — mostrano ora un’inversione di rotta. Le quotazioni del prodotto in guscio, reso Europa, sono risalite dell’8% da agosto, superando la soglia dei 9.000 $/t. Areté attribuisce il rimbalzo alla domanda sostenuta dell’Europa e all’interesse degli operatori nel stabilizzare gli stock in vista dell’annata di scarica attesa nel 2026/27.

Scenario opposto in Turchia, dove la contrazione produttiva del 70% su base annua continua a spingere i prezzi al rialzo. Le gelate primaverili e l’effetto scarica hanno ridotto drasticamente l’offerta, mentre il comportamento attendista dei produttori, unito alle fragilità macroeconomiche locali, sta alimentando un’inflazione eccezionale: +20% da settembre e +59% da inizio 2025 sul pistacchio in guscio, con un forte premio rispetto ad altre origini.

Nel mercato del cacao, le quotazioni finanziarie a Londra hanno perso il 20% da inizio novembre, scendendo ai minimi dal gennaio 2024 e consolidando la tendenza deflattiva iniziata nel 2025. Anche massa e burro registrano ribassi più marcati rispetto alla fava (-65% e -69% da inizio anno), mentre la polvere mostra una maggiore tenuta. Il quadro è influenzato dal miglioramento delle attese sui raccolti africani 2025/26, dalla domanda globale ancora debole e dalla possibile posticipazione della norma UE sulla deforestazione. L’elevata presenza di operatori non commerciali in posizione di ipervenduto ha amplificato il calo.

Continua il raffreddamento anche per il riso Indica. L’indice FAO segna -3% a ottobre e -26% su base annua, complice un’offerta mondiale molto ampia dopo la rimozione dei ban all’export indiani nella scorsa campagna. La sospensione temporanea delle importazioni da parte di Filippine e Indonesia, primi buyer globali, ha ulteriormente aggravato la pressione ribassista, portando il riso Thai ai livelli più bassi dal 2007/08.

Segnali simili arrivano dal mercato dello zucchero. Nelle prime settimane di novembre, i prezzi del grezzo e del bianco si attestano ai minimi dal 2020, con cali rispettivamente del 7% e del 5% su base mensile e ribassi annuali del 33% e del 25%. Areté evidenzia un’offerta globale in aumento, trainata da Brasile, India e Thailandia — favorita da una maggiore quota di canna destinata allo zucchero anziché ai biocarburanti. L’Europa segue la tendenza: -12% per lo Spot UE e -11% per il Consegnato Centro-Nord Italia, con valori prossimi ai 500 €/t.

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