L’agricoltura europea cambia passo: via libera alle piante resistenti al clima

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L’Unione Europea ha trovato un accordo per semplificare le regole sulle nuove tecniche di gene editing, cioè quei metodi che permettono di creare varietà di piante più resistenti al clima, agli insetti o alle malattie. È il primo grande cambiamento dopo oltre vent’anni di discussioni sugli OGM e arriva in un momento in cui gli agricoltori europei stanno vivendo difficoltà crescenti.

Negli ultimi anni, infatti, le aziende agricole hanno perso raccolti per siccità, piogge improvvise, nuovi parassiti e per l’aumento dei costi legati alla riduzione di fertilizzanti e pesticidi. Fuori dall’Europa, invece, il gene editing è già molto diffuso e utilizzato senza grandi restrizioni. Bruxelles non poteva rimanere ferma.

Il nuovo accordo prevede una distinzione tra due categorie di piante.
La prima comprende quelle ottenute con modifiche molto leggere, simili a quelle che si potrebbero ottenere anche con incroci tradizionali. Per queste varietà, le regole saranno più semplici: non ci sarà un’etichetta speciale al supermercato e i controlli saranno più rapidi.
La seconda categoria riguarda invece le modifiche più profonde o che non si possono ottenere in natura: queste continueranno a essere trattate come OGM, con regole severe e la possibilità per i singoli Paesi di vietarne la coltivazione.

Non tutti sono d’accordo. Alcune associazioni ambientaliste accusano l’UE di aver ceduto all’industria biotech, riducendo controlli e limitando la possibilità per i consumatori di sapere esattamente cosa stanno acquistando. Dall’altra parte, diversi gruppi del settore agricolo vedono la novità come un passo necessario per restare competitivi e per affrontare un cambiamento climatico che sta mettendo in difficoltà intere filiere.

Per chi lavora nell’industria alimentare italiana — dai produttori di frutta e verdura fino ai trasformatori — questa riforma potrebbe avere effetti concreti nei prossimi anni. Varietà più resistenti potrebbero garantire raccolti più stabili e migliorare la disponibilità delle materie prime, con impatti anche sui prezzi e sulla continuità delle forniture.

La discussione è ancora aperta e il testo deve ottenere l’approvazione finale di Parlamento e Consiglio UE. Ma una cosa è chiara: dopo anni di prudenza, l’Europa sta cambiando approccio. E per tutta la filiera del food, dalla terra alle aziende di trasformazione, questo potrebbe rappresentare una nuova fase, più vicina all’innovazione che già si vede nel resto del mondo.

L'agricoltura europea cambia

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