Nel mese di dicembre 2025 l’inflazione dei prezzi nei negozi britannici ha mostrato un lieve aumento, segnalando un contesto ancora complesso per consumatori e retailer. Secondo i dati relativi al periodo 1–7 dicembre, la shop price inflation si è attestata allo 0,7% su base annua, in crescita rispetto allo 0,6% di novembre e in linea con la media degli ultimi tre mesi. Il dato conferma una pressione moderata ma persistente sui prezzi al dettaglio, nonostante alcuni segnali di attenuazione dei costi lungo la filiera.
A trainare l’aumento è stato soprattutto il comparto alimentare. L’inflazione Food è salita al 3,3% annuo dal 3,0% di novembre, mantenendosi in linea con la media trimestrale. All’interno del paniere, i prodotti freschi hanno registrato un incremento del 3,8%, superiore al mese precedente ma leggermente sotto la media a tre mesi. I prodotti alimentari confezionati (Ambient Food) hanno segnato un +2,5%, anch’esso in lieve crescita mensile ma inferiore al trend trimestrale.
Di segno opposto l’andamento del Non-Food, che resta in deflazione. A dicembre l’inflazione Non-Food si è attestata a -0,6% annuo, stabile rispetto a novembre e coerente con la media degli ultimi tre mesi.
Un risultato che riflette la forte concorrenza promozionale e la cautela dei consumatori sugli acquisti discrezionali.
Commentando i dati, Helen Dickinson, Chief Executive del British Retail Consortium, ha sottolineato come l’aumento dei prezzi alimentari sia stato parzialmente compensato da buone opportunità di valore. Nel periodo natalizio, ha spiegato, i consumatori hanno potuto trovare prezzi competitivi su molti prodotti chiave, tra cui verdure, formaggi e alcolici, oltre a numerose promozioni su giocattoli, libri e intrattenimento domestico.
Guardando al 2026, Dickinson avverte però che le pressioni sui costi potrebbero rimanere elevate. Il calo dei prezzi dell’energia e il miglioramento dei raccolti potrebbero offrire un sollievo, ma i costi regolatori e di politica pubblica rischiano di mantenere l’inflazione “appiccicosa”. Da qui l’appello a una maggiore collaborazione tra governo e imprese per creare un contesto più favorevole agli investimenti e al contenimento dei prezzi. Una lettura simile arriva anche da Mike Watkins, Head of Retailer and Business Insight di NielsenIQ. Secondo Watkins, durante il Natale i consumatori sono rimasti prudenti, privilegiando l’accessibilità dei prezzi. I retailer hanno cercato di sostenere la domanda limitando gli aumenti lungo la supply chain e, in alcuni casi, riducendo i prezzi alimentari nel mese di dicembre.
In prospettiva, sebbene l’inflazione abbia probabilmente superato il picco, il sentiment dei consumatori resta debole. Nel 2026 è quindi atteso un proseguimento della ricerca di offerte e promozioni, con un mercato retail ancora fortemente orientato al valore.



















