Sostenibilità e competitività: la nuova mappa delle carni rosse in Europa secondo la Commissione UE

Facebook
LinkedIn
WhatsApp
Telegram
Email
Print

La Commissione europea ha pubblicato l’ultimo medium term agricultural outlook, delineando le prospettive dell’agricoltura europea fino al 2035 e tracciando un quadro di profonda trasformazione per il comparto delle carni rosse. Lo scenario che emerge è segnato da una riduzione strutturale delle produzioni, da un minor numero di capi allevati e da modelli produttivi più estensivi, sotto la spinta delle politiche ambientali e delle mutate preferenze dei consumatori.

Nel segmento bovino, la produzione europea è attesa in calo di 615 mila tonnellate, fino a 6,1 milioni di tonnellate entro il 2035 (-9,2% rispetto alla media 2023-2025). Alla base della flessione c’è la contrazione della mandria, stimata in -2,85 milioni di capi, con una riduzione particolarmente marcata delle vacche nutrici. L’incertezza normativa e i costi crescenti pesano sulle scelte degli allevatori, anche se gli ecoschemi della nuova PAC e prezzi sostenuti potrebbero attenuare il calo produttivo.
Sul fronte dei consumi, il consumo pro capite di carne bovina dovrebbe scendere a 6,1 kg annui, penalizzato dai prezzi elevati e dalla concorrenza di altre proteine.

I prezzi della carne bovina resterebbero alti, intorno ai 7.000 euro a tonnellata nel 2035, mentre le importazioni sono previste in crescita dell’1% annuo. Nonostante l’aumento della domanda mondiale, soprattutto in Asia e Medio Oriente, le esportazioni UE sono destinate a ridursi, così come i flussi di animali vivi, per ragioni di competitività e benessere animale.

Per ovini e caprini, la produzione dovrebbe scendere a 539 mila tonnellate, con un progressivo ridimensionamento nei Paesi storici come Irlanda e Spagna. I consumi, tuttavia, rimarrebbero stabili a 0,85 kg pro capite, sostenuti da tradizioni culturali e religiose. La minore offerta potrebbe spingere i prezzi fino a circa 9.750 euro a tonnellata e favorire un aumento delle importazioni, soprattutto da Australia e Nuova Zelanda.

Nel comparto suinicolo, la produzione UE è attesa in calo dello 0,75% annuo fino al 2035, frenata da norme ambientali e di welfare più stringenti e dal ridimensionamento delle esportazioni verso la Cina.
Anche i consumi pro capite sono previsti in diminuzione, a 21,8 kg annui, nonostante la carne suina resti la più economica. Le esportazioni europee continueranno a ridursi, con una perdita di quote sul mercato globale a vantaggio di Stati Uniti, Canada e Brasile, mentre il Regno Unito è destinato a diventare il principale sbocco commerciale. Nel complesso, il rapporto della Commissione fotografa un settore chiamato a conciliare sostenibilità, redditività e sicurezza degli approvvigionamenti in un contesto di domanda più selettiva e di crescente competizione internazionale.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
Pocket
WhatsApp
Non perdere niente! Iscriviti alla nostra newsletter.

Lascia un commento