Olio d’oliva, la Corte dei Conti UE chiede controlli più rigorosi su qualità e importazioni

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Commissione Europea trasparenza mercato olio oliva

La Corte dei Conti europea chiede un rafforzamento dei controlli sull’olio d’oliva nell’Unione europea, segnalando “carenze” nei sistemi di monitoraggio della qualità e della sicurezza. In un rapporto pubblicato il 14 gennaio, l’organo di controllo evidenzia come le verifiche sui residui di pesticidi negli oli di origine UE siano in genere efficaci, mentre quelle su altri contaminanti risultino meno sviluppate e disomogenee.

Secondo i revisori, alcune regole – in particolare quelle su miscelazione e tracciabilità – non sono sufficientemente chiare, creando difficoltà applicative nei controlli lungo la filiera. L’UE è il primo produttore mondiale di olio d’oliva, ma importa circa il 9% del proprio fabbisogno. Proprio sulle forniture extra-UE l’audit ha riscontrato incoerenze e lacune nei sistemi di verifica.

Nei Paesi visitati tra il 2018 e il 2023 – Belgio, Grecia, Italia e Spagna – il monitoraggio delle importazioni per pesticidi e altri contaminanti è risultato “inesistente o sporadico”. “Le regole dell’Unione sono solide, ma non sempre pienamente applicate”, ha dichiarato Joëlle Elvinger, che ha guidato l’audit. “Migliorare controlli, tracciabilità e chiarezza giuridica è essenziale per proteggere i consumatori e salvaguardare la reputazione dell’olio d’oliva europeo”, ha aggiunto. Nonostante un quadro normativo stringente su qualità e sicurezza, inclusi obblighi di tracciabilità prima dell’immissione sul mercato, l’attuazione pratica resta affidata ai singoli Stati membri.

I Paesi devono garantire test minimi sui pesticidi, verifiche sulle etichette, analisi di laboratorio e prove organolettiche, ma la Corte ha rilevato controlli di conformità incompleti. In alcuni casi, parti del mercato restano escluse dalle ispezioni basate sul rischio, creando – secondo i revisori – “lacune che possono incidere sulla qualità e sulla fiducia dei consumatori”.

Le verifiche sui residui di pesticidi sono considerate “ben consolidate”, mentre il monitoraggio di altri contaminanti appare frammentato e poco sistematico. Tra le raccomandazioni figura l’adozione più ampia di registri elettronici di tracciabilità lungo tutta la filiera, sul modello già adottato da Spagna e Italia. Secondo la Corte, questi strumenti possono aumentare la trasparenza e contribuire a prevenire le frodi, pur riconoscendo la difficoltà dei controlli transfrontalieri su oli di origini multiple. Spagna, Italia e Grecia rappresentano complessivamente circa il 91% della produzione di olio d’oliva dell’Unione europea.

Infine, l’audit sollecita la Commissione europea a rafforzare la propria supervisione. Secondo la Corte, Bruxelles ha oggi solo una comprensione parziale del funzionamento dei sistemi nazionali di controllo, mentre report annuali e riunioni non garantiscono una condivisione completa delle informazioni.

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