Mais USA da record e cacao in caduta, mercati agrifood tra surplus e tensioni energetiche

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L’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio mercati agrifood di Areté restituisce un quadro articolato, in cui alle dinamiche ribassiste di alcune commodity agricole si affiancano forti tensioni sui mercati energetici e nuove iniziative regolatorie dell’Unione europea sui fertilizzanti.

Sul fronte dei cereali, il mais si conferma protagonista di una fase di abbondanza produttiva. Nel più recente report WASDE, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha rivisto al rialzo la stima della produzione statunitense per la campagna in corso, portandola a 432 milioni di tonnellate. Si tratta di un aumento del 14,3% rispetto alla scorsa annata e di 6,8 milioni di tonnellate in più rispetto alle previsioni precedenti.

Il dato segna un nuovo record storico, superiore di quasi 43 milioni di tonnellate al precedente massimo, e apre la strada a un significativo accumulo di scorte, stimate in crescita del 44%, nonostante l’incremento degli utilizzi. I consumi complessivi sono attesi in aumento del 7%, mentre le esportazioni dovrebbero crescere del 12% sull’intera campagna.

Questo scenario di ampia disponibilità si riflette sui mercati finanziari. Dal 7 gennaio i prezzi del mais quotati sul CME hanno registrato un calo del 6%, tornando sui livelli minimi da ottobre, in un contesto di aspettative di offerta abbondante e pressione sulle quotazioni.

Di segno opposto l’andamento del gas naturale in Europa. Dall’inizio dell’anno il riferimento TTF ha messo a segno un rialzo del 14%, riportandosi sui massimi da agosto 2025. Una dinamica sostenuta da una combinazione di fattori strutturali e geopolitici.

La domanda, pur restando complessivamente debole, si sta avvicinando ai picchi stagionali, mentre le scorte europee risultano limitate. A fine dicembre il livello di riempimento era pari al 62%, il dato più basso dal 2021. A ciò si aggiungono i timori legati alle tensioni in Medio Oriente, con il rischio di rallentamenti nei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz, e la ripresa degli attacchi russi alle infrastrutture energetiche ucraine.

Nel comparto delle soft commodity, il cacao vive invece una fase di brusca correzione. Solo nell’ultima settimana i prezzi della fava di cacao quotati su ICE Europe sono scesi del 16%. Dall’inizio del 2025 la flessione complessiva raggiunge circa il 60%, con valori tornati sui minimi degli ultimi due anni.

Dopo una parentesi di volatilità rialzista tra dicembre e inizio gennaio, alimentata da spedizioni inferiori alle attese dalla Costa d’Avorio e dalla reintroduzione del cacao nell’indice Bloomberg, sono tornati a prevalere i fattori ribassisti. Tra questi, le prese di profitto degli operatori finanziari, le vendite degli esportatori e soprattutto il crollo della domanda.

I dati della European Cocoa Association indicano che nel quarto trimestre 2025 le trasformazioni di fave di cacao nell’Unione europea hanno toccato il livello più basso degli ultimi dodici anni per il periodo, con un calo dell’8,3% su base annua. Segnali di debolezza analoghi emergono anche dai mercati asiatici, mentre condizioni meteorologiche favorevoli in Costa d’Avorio e Ghana sostengono le prospettive produttive.

Infine, sul fronte dei mezzi tecnici, l’Unione europea è intervenuta sui fertilizzanti con l’obiettivo di contenere i costi, in particolare per quelli azotati. Il 14 gennaio la Commissione ha annunciato la sospensione dei dazi all’importazione, ad eccezione dei flussi provenienti da Russia e Bielorussia, ancora soggetti a sanzioni, e sta valutando l’esclusione temporanea dei concimi dal nuovo meccanismo CBAM.

Secondo Areté, il rapporto tra i prezzi dei fertilizzanti e quelli dei cereali nell’UE è cresciuto sensibilmente nel corso del 2025, con un picco marcato nell’estate, e dovrebbe mantenersi su livelli storicamente elevati anche nei primi mesi del nuovo anno, continuando a incidere sulla redditività delle filiere agricole.

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