Il dealmaking globale rallenta nel 2025, con investitori e imprese che adottano un approccio più prudente in un contesto macroeconomico incerto. È quanto emerge dall’analisi della società di dati e analytics GlobalData, che fotografa un raffreddamento diffuso delle operazioni straordinarie.
Nel complesso, il volume totale dei deal – comprensivo di fusioni e acquisizioni (M&A), private equity e venture financing – ha registrato una flessione del 4% rispetto all’anno precedente. Un calo che coinvolge tutte le principali tipologie di operazioni.
Nel dettaglio, il numero di operazioni di M&A annunciate a livello globale è diminuito del 4% su base annua, riflettendo un atteggiamento più selettivo da parte degli acquirenti. Anche il venture financing ha segnato una contrazione, pari al -3%, mentre il private equity ha evidenziato la riduzione più marcata, con un -12% dei deal.
Secondo Aurojyoti Bose, la traiettoria negativa su tutte le categorie segnala una ricalibrazione delle strategie di investimento in risposta alle incertezze economiche e ai mutamenti delle dinamiche di mercato. In particolare, la contrazione dell’M&A riflette processi di due diligence più intensivi e una maggiore attenzione al rischio.
La riduzione dell’attività di private equity e venture capital indica inoltre una minore disponibilità di capitale e un chiaro spostamento verso strategie più difensive, con investitori sempre più orientati a privilegiare la qualità degli asset rispetto alla quantità delle operazioni.
Dal punto di vista geografico, il quadro appare disomogeneo. Il Nord America ha registrato un calo marginale di circa -1%, mantenendo tuttavia la leadership globale per volumi. Più marcata la flessione in Europa, dove il dealmaking è diminuito dell’8%, penalizzato da tensioni geopolitiche e difficoltà economiche che hanno inciso sulla fiducia degli investitori.
Nell’area Asia-Pacifico il volume dei deal è sceso del 3%, mentre Medio Oriente e Africa hanno segnato un -7% e America Centrale e Meridionale un -4%. Gli Stati Uniti mostrano invece una sostanziale stabilità, con un numero di operazioni pressoché invariato rispetto al 2024.
In controtendenza, Cina e India hanno evidenziato segnali di resilienza, con una crescita rispettivamente del 5% e del 6%. Al contrario, mercati maturi come Regno Unito, Giappone, Canada, Germania, Australia, Francia e Corea del Sud hanno registrato cali significativi, in alcuni casi a doppia cifra.
Nel complesso, le divergenze tra Paesi confermano l’importanza di strategie localizzate. Pur in presenza di sacche di tenuta, il trend generale indica che nel 2025 gli operatori hanno privilegiato stabilità, selettività e solidità industriale nelle decisioni di investimento.



















