Nel quadro del trading update del primo trimestre dell’esercizio 2025/26, Diageo ha ribadito le indicazioni già fornite al mercato, precisando che le valutazioni sull’outlook si basano esclusivamente su informazioni pubbliche precedentemente comunicate e su dati ampiamente disponibili. La società ha inoltre chiarito che non vengono introdotte nuove informazioni e che non saranno forniti commenti sull’andamento corrente del trading né ulteriori aggiornamenti di guidance.
Per l’intero esercizio 2025/26, il gruppo prevede una crescita organica delle vendite nette piatta o in lieve flessione, incorporando l’impatto negativo dei Chinese White Spirits e un contesto di consumo negli Stati Uniti più debole rispetto alle ipotesi iniziali. La crescita dell’utile operativo organico è attesa a una cifra bassa o media, sostenuta da leva operativa positiva e dai risparmi del programma Accelerate, pur includendo gli effetti di mix geografico, dinamiche di mercato e tariffe.
Sul piano finanziario, Diageo stima un’aliquota fiscale intorno al 25% e un tasso di interesse effettivo pari a circa il 4%. Gli investimenti in conto capitale dovrebbero collocarsi nella parte bassa del range previsto, tra 1,2 e 1,3 miliardi di dollari, mentre il free cash flow è atteso a circa 3 miliardi di dollari, includendo i costi eccezionali legati al programma Accelerate.
Nel primo trimestre dell’esercizio 2025/26, le vendite nette organiche risultano complessivamente stabili, con una crescita dei volumi che compensa un contributo negativo di prezzo e mix. A livello geografico, il Nord America evidenzia una flessione legata al rallentamento dei consumi negli spirits, mentre l’Europa mostra una crescita sostenuta grazie a una migliore esecuzione commerciale. In Asia Pacifico pesa la debolezza dei Chinese White Spirits, parzialmente controbilanciata dalla crescita a doppia cifra dell’India. Positivo l’andamento in America Latina e in Africa.
Nel complesso, il gruppo conferma una strategia orientata a disciplina dei costi, generazione di cassa e progressivo deleveraging, in un contesto macroeconomico e di consumo che resta disomogeneo tra le diverse aree geografiche.



















