A gennaio 2026 il clima di fiducia nell’industria mostra segnali di graduale rafforzamento, in un contesto macroeconomico ancora caratterizzato da prudenza e selettività della domanda. Secondo i dati diffusi da ISTAT, l’indice di fiducia della manifattura sale da 88,5 a 89,2, confermando un avvio d’anno leggermente più favorevole rispetto alla fine del 2025.
Il miglioramento è sostenuto da giudizi più positivi sugli ordini e da aspettative in rialzo sul livello della produzione nei prossimi mesi. Tuttavia, il quadro resta eterogeneo: accanto a segnali di recupero dell’attività, emerge un accumulo delle scorte di magazzino che suggerisce una domanda finale non ancora pienamente allineata alla capacità produttiva.
All’interno del perimetro industriale, l’agroalimentare si muove in modo più cauto. Il comparto, tradizionalmente difensivo, risente di un contesto di consumi ancora selettivi e di una pressione sui margini legata ai costi energetici, logistici e delle materie prime, solo in parte riassorbiti. Le imprese segnalano una tenuta degli ordini, ma con una dinamica meno vivace rispetto ad altri segmenti manifatturieri.
Le aspettative di produzione nel food & beverage restano complessivamente stabili, mentre il livello delle scorte indica una gestione prudente dei flussi, coerente con strategie di riduzione del rischio e di maggiore attenzione al capitale circolante. In questo scenario, il recupero della fiducia appare più legato all’efficienza industriale che a una reale accelerazione della domanda.
Nel complesso, il primo mese del 2026 restituisce un quadro di lento consolidamento per l’industria, con l’agroalimentare che conferma il proprio ruolo di comparto resiliente, ma ancora orientato alla cautela in attesa di segnali più robusti dal fronte dei consumi e dei mercati di sbocco.



















