Nel dibattito sempre più acceso su taccheggio, sicurezza e tutela dei margini, alcuni retailer indipendenti statunitensi stanno sperimentando soluzioni tecnologiche avanzate come il riconoscimento facciale per contrastare il taccheggio organizzato. È il caso di Fiesta Foods, insegna grocery rivolta al consumatore ispanico nello Stato di Washington, dove il general manager e direttore operativo Luis Moreno ha deciso di adottare un sistema di facial recognition dopo anni di furti ripetuti e, a suo dire, scarsa efficacia degli interventi tradizionali. Secondo Moreno, i furti riguardavano in particolare categorie ad alta rivendibilità – dai detersivi come Tide al latte in polvere per neonati – spesso sottratte in grandi quantità e destinate al mercato nero, con un impatto diretto sulla redditività dei punti vendita.
La tecnologia scelta è SAFR Guard, sviluppata da RealNetworks, che consente di confrontare i volti dei clienti in ingresso con un database di soggetti già identificati come recidivi, fungendo da deterrente immediato. L’efficacia del sistema è stata illustrata durante la conferenza annuale della National Grocers Association a Las Vegas, dove Moreno ha parlato di una riduzione significativa delle perdite inventariali già nei primi mesi di utilizzo.
Un elemento chiave, dal punto di vista manageriale, è la reportistica: il sistema genera infatti analisi mensili che stimano il valore economico delle merci “salvate”, fornendo ai team di store un indicatore concreto del ritorno sull’investimento. Un’esperienza simile è stata raccontata anche da Sonja Noski, proprietaria di un punto vendita Grocery Outlet nello Stato di Washington, che utilizza la stessa tecnologia e sottolinea come il taccheggio venga percepito, nelle piccole imprese, come un danno diretto alla famiglia e ai collaboratori. Noski ha spiegato di utilizzare il sistema anche in modo proattivo, chiedendo esplicitamente ai soggetti identificati come ladri di non rientrare nel negozio, sulla base di prove documentate.
Sul fronte della trasparenza, entrambi i retailer hanno adottato una chiara segnaletica all’ingresso per informare i clienti sull’uso del riconoscimento facciale, affrontando apertamente le perplessità legate alla privacy. Secondo i due operatori, una comunicazione diretta e orientata alla sicurezza della comunità ha permesso di rassicurare gran parte della clientela, riducendo il rischio reputazionale. In modo collaterale, la tecnologia viene utilizzata anche per il controllo degli accessi del personale, consentendo di monitorare puntualità e presenze senza sistemi aggiuntivi. Non tutte le insegne, però, hanno avuto un percorso altrettanto lineare. Wegmans ha recentemente affrontato critiche mediatiche dopo l’emergere dell’uso di sistemi simili in alcuni store, soprattutto in contesti urbani sensibili come New York. Il caso evidenzia come, nel retail alimentare, l’adozione del riconoscimento facciale si collochi oggi su una linea sottile tra tutela del business, accettabilità sociale e gestione del rischio reputazionale, aprendo un nuovo capitolo nella strategia di sicurezza dei supermercati indipendenti.



















