Agroalimentare italiano tra luci e ombre: rallenta a dicembre, ma chiude l’anno sopra la media industriale

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A dicembre 2025 la produzione industriale italiana chiude l’anno con un segnale contrastato che interessa direttamente anche la filiera agroalimentare, uno dei comparti manifatturieri più rilevanti in termini di valore aggiunto e occupazione. Secondo i dati diffusi dall’Istat, l’indice destagionalizzato segna un calo congiunturale dello 0,4% rispetto a novembre, mentre nella media del quarto trimestre si registra una crescita dello 0,9% sui tre mesi precedenti.

Su base annua, tuttavia, il quadro appare più favorevole: a dicembre l’indice corretto per gli effetti di calendario aumenta del 3,2% rispetto allo stesso mese del 2024, con 20 giorni lavorativi in entrambi i periodi. La dinamica positiva riguarda tutti i principali raggruppamenti, ad eccezione dei beni di consumo durevoli.

Per l’industria alimentare – inclusa nei beni di consumo non durevoli – il mese di dicembre evidenzia una flessione congiunturale dello 0,6%, mentre il dato tendenziale risulta pari a -0,9%. Si tratta di un segnale di rallentamento nell’ultima parte dell’anno, che si inserisce in un contesto di domanda interna ancora selettiva e di pressione sui costi lungo la filiera.

Nel complesso del 2025, tuttavia, il comparto alimentare si colloca tra quelli con la migliore performance all’interno della manifattura, insieme al farmaceutico e all’elettronica. Questo elemento conferma la resilienza strutturale dell’agroalimentare italiano, sostenuto dall’export, dalla tenuta delle produzioni a maggiore valore aggiunto e da una crescente integrazione con i mercati internazionali.

I beni di consumo nel loro complesso registrano a dicembre un calo congiunturale dello 0,9%, ma una crescita tendenziale marginale dello 0,1%, segnalando una fase di stabilizzazione dopo mesi di volatilità. Per le imprese food & beverage ciò significa operare in un contesto ancora incerto, dove la gestione dei volumi e dei margini resta centrale.

Dal punto di vista strutturale, i beni di consumo pesano per il 24,4% sull’indice generale della produzione industriale, di cui oltre il 20% attribuibile ai non durevoli. All’interno della manifattura, le industrie alimentari, bevande e tabacco rappresentano il 9,06% del totale, confermandosi uno dei pilastri del sistema produttivo nazionale.

A consuntivo del 2025, la produzione industriale complessiva flette dello 0,2% al netto degli effetti di calendario. In questo scenario di sostanziale stagnazione, la tenuta dell’agroalimentare assume un valore ancora più strategico, sia in termini di contributo al Pil sia come leva di stabilità occupazionale.

Per il 2026, il settore dovrà confrontarsi con una domanda interna prudente, con la normalizzazione dei prezzi energetici e con l’evoluzione delle dinamiche internazionali. La capacità di innovare, presidiare i mercati esteri e investire in efficienza produttiva sarà determinante per trasformare la resilienza dimostrata nel 2025 in una nuova fase di crescita strutturale dell’industria agroalimentare italiana.

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