La Commissione europea accelera sull’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur scegliendo la strada dell’applicazione provvisoria, pur in assenza del via libera definitivo del Parlamento europeo, e imprime così una svolta operativa a uno dei dossier più controversi degli ultimi anni sul fronte agroalimentare e industriale. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha spiegato che il Consiglio ha autorizzato l’esecutivo comunitario a procedere con l’applicazione provvisoria dell’intesa a partire dalla prima ratifica da parte di un Paese del Mercosur, passaggio concretizzatosi con il via libera di Argentina e Uruguay il 26 febbraio, mentre Brasile e Paraguay sono attesi a breve.
La conclusione formale dell’accordo resta subordinata al consenso dell’Europarlamento, che nei mesi scorsi aveva rinviato il testo alla Corte di giustizia dell’Unione europea, prefigurando uno slittamento dei tempi, ma Bruxelles ha scelto di non attendere oltre per rendere operativi i primi effetti dell’intesa. Firmato ufficialmente a gennaio dopo l’approvazione a maggioranza qualificata dei governi UE, l’accordo punta a una progressiva liberalizzazione reciproca dei dazi e a un rafforzamento delle relazioni economiche tra le due aree, in un contesto globale segnato da competizione crescente e ridefinizione degli equilibri commerciali.
Nel 2024 l’Unione europea si è confermata secondo partner commerciale del Mercosur, con una quota vicina al 17% dell’interscambio totale del blocco e scambi bilaterali di beni superiori a 111 miliardi di euro, numeri che spiegano la valenza strategica del dossier. Il testo prevede che l’UE elimini progressivamente i dazi sul 92% delle importazioni dal Mercosur, mentre i Paesi sudamericani liberalizzeranno il 91% delle merci europee, aprendo spazi significativi per l’export manifatturiero, le filiere industriali e diversi comparti ad alto valore aggiunto.
Sull’annuncio di Bruxelles si è immediatamente espresso il mondo industriale italiano. Confindustria definisce l’avvio dell’applicazione provvisoria un “passaggio storico”, coerente con le aspettative dell’industria europea e italiana. Il presidente Emanuele Orsini ha parlato di “vittoria dell’Europa e dell’Italia”, sottolineando come le ratifiche quasi simultanee di Uruguay e Argentina, approvate con ampie maggioranze, confermino la volontà dei partner di giungere rapidamente alla piena efficacia dell’intesa e come il segnale europeo sia stato recepito con immediatezza.
Per Orsini si tratta di un risultato che merita il sostegno delle forze politiche, economiche e sociali impegnate a costruire alleanze strategiche in una fase di forte incertezza geopolitica, nella quale la politica commerciale assume un valore anche di posizionamento internazionale. Sulla stessa linea la vicepresidente per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti di Confindustria, Barbara Cimmino, che definisce l’accordo un segnale politico forte a favore di un commercio fondato su regole e trasparenza, capace di rafforzare la credibilità dell’Europa come partner strategico.
Per l’Italia, seconda manifattura d’Europa, l’intesa può tradursi in maggiore accesso ai mercati, più integrazione industriale, attrazione di investimenti e maggiore sicurezza negli approvvigionamenti strategici lungo le catene del valore. Di segno opposto la posizione di Copa-Cogeca, che rappresenta agricoltori e cooperative europee, secondo cui l’applicazione provvisoria rischia di trascurare le preoccupazioni legate all’aumento delle importazioni di prodotti sensibili come carne bovina, pollame e zucchero.
Le organizzazioni agricole denunciano persistenti asimmetrie negli standard ambientali, nel benessere animale, nell’uso dei fitofarmaci e nelle tutele del lavoro, temendo un impatto sul modello agricolo europeo e sulla fiducia delle comunità rurali nelle istituzioni. Più favorevole invece la posizione di SpiritsEurope, che rappresenta i produttori europei di spirits e vede nell’accordo l’accesso a un mercato di oltre 260 milioni di consumatori, con la riduzione di dazi fino al 20% e l’eliminazione di diverse barriere non tariffarie.
Il confronto resta dunque aperto, tra spinte all’apertura commerciale e richieste di tutela dei settori più esposti, mentre l’Europa sceglie di muoversi in anticipo per consolidare la propria presenza economica in America Latina. Il dossier Mercosur si conferma così non solo un accordo commerciale, ma un banco di prova politico ed economico sul ruolo dell’Unione europea nel commercio globale e sull’equilibrio tra competitività industriale, sostenibilità e coesione interna.



















