Il consumo di carne negli Stati Uniti continua a crescere nonostante l’aumento dei prezzi lungo tutta la filiera. Secondo l’ultima edizione del report Power of Meat, realizzato dal Meat Institute e da FMI – The Food Industry Association con il supporto dei dati Circana, nel 2025 il reparto carni della distribuzione statunitense ha raggiunto vendite record pari a 111,9 miliardi di dollari, in aumento di quasi il 7% su base annua.
La crescita è stata sostenuta da tre fattori principali: un aumento del numero di consumatori che acquistano carne e pollame, una maggiore frequenza di visita nei punti vendita e una spesa media più elevata per ogni acquisto. In termini di volumi, le vendite complessive sono salite di quasi il 2%, grazie soprattutto alla performance delle carni fresche, che hanno registrato un incremento vicino al 3%, compensando il lieve calo dei prodotti trasformati.
Tra le diverse proteine animali, il manzo si conferma la categoria più dinamica. I volumi di carne bovina fresca sono cresciuti di oltre il 4%, raggiungendo 6,2 miliardi di unità vendute, mentre il fatturato ha toccato i 45 miliardi di dollari, con una crescita superiore al 12%. Anche il pollo ha mostrato una dinamica positiva, con volumi in aumento del 3,2% e vendite pari a 20,7 miliardi di dollari (+6,5%). Più contenuta la crescita per tacchino e maiale, rispettivamente +0,6% e +1,1% in termini di unità vendute, con incrementi di fatturato del 3,9% e del 3,3%.
Un ruolo rilevante nell’espansione dei consumi è stato giocato dalle generazioni più giovani. I consumatori appartenenti alla Generazione Z e ai Millennials hanno contribuito a circa due terzi della crescita dei volumi nel 2025, con un aumento particolarmente marcato tra i più giovani, dove le unità acquistate sono cresciute di quasi il 50%.
Il report evidenzia inoltre come i farmaci a base di GLP-1, sempre più diffusi tra i consumatori, possano influenzare le abitudini alimentari: chi li utilizza tende infatti a consumare più frequentemente carne e pollame, in particolare a colazione e negli snack.
L’aumento dei volumi si è verificato in un contesto di forti rincari. A dicembre 2025 i prezzi della carne negli Stati Uniti registravano un incremento annuo superiore al 9%, con aumenti a doppia cifra per manzo e vitello secondo il Bureau of Labor Statistics. Per gestire l’impatto dei prezzi, i consumatori hanno adottato diverse strategie, tra cui la ricerca di promozioni, la scelta di punti vendita più convenienti e la sostituzione con tagli o tipologie di carne meno costose.
Secondo Chris Costagli, vicepresidente e responsabile delle analisi food & beverage di NielsenIQ, l’industria può continuare a sostenere la domanda puntando sul crescente interesse dei consumatori per le proteine. A febbraio il 44% degli shopper intervistati da NielsenIQ ha dichiarato di aver aumentato l’assunzione di proteine, rispetto al 33% che a fine 2025 prevedeva di farlo nel corso del 2026.
Anche la tecnologia sta contribuendo a rafforzare questa tendenza. Dispositivi indossabili e strumenti di monitoraggio della salute stanno rendendo i consumatori più consapevoli del proprio apporto nutrizionale: quasi un quarto degli utenti di wearable afferma di aver aumentato il consumo di proteine dopo aver iniziato a utilizzare questi strumenti.
Un ulteriore elemento a favore del comparto è il livello di fiducia dei consumatori. Circa il 60% degli intervistati dichiara di fidarsi dell’industria della carne e si aspetta da retailer e produttori prodotti freschi, di qualità e a prezzi accessibili. Una quota simile afferma inoltre di essere disposta a pagare di più per carne che garantisca standard qualitativi più elevati.
Per il settore, la sfida nei prossimi anni sarà quindi valorizzare il contenuto proteico e la versatilità dei diversi tagli, rafforzando al contempo la comunicazione sui benefici nutrizionali e sulla qualità dei prodotti, in un contesto in cui prezzo, salute e sostenibilità continuano a influenzare le scelte dei consumatori.



















