Campbell’s chiude il secondo trimestre dell’esercizio fiscale 2026 con risultati in calo e con una revisione al ribasso delle previsioni annuali, mentre il management ammette che la ripresa del business degli snack richiederà più tempo del previsto, anche se il gruppo resta fiducioso di riuscire a stabilizzare la divisione nella seconda metà dell’anno.
Nel trimestre chiuso il 1° febbraio 2026, la società statunitense ha registrato vendite nette per 2,564 miliardi di dollari, in diminuzione del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre il dato organico – al netto di effetti di perimetro e divestiture – segna un calo del 3%, principalmente dovuto a un mix volumi sfavorevole.
Anche la redditività ha subito una contrazione significativa: l’Ebit è sceso a 273 milioni di dollari dai 327 milioni del secondo trimestre 2025, mentre l’Ebit rettificato si è fermato a 282 milioni, in calo del 24%, riflettendo la combinazione tra inflazione dei costi, maggiori oneri di supply chain e un contesto competitivo più intenso.
L’utile per azione diluito è sceso a 0,48 dollari rispetto ai 0,58 dollari dello scorso anno, mentre l’Eps adjusted è diminuito del 31% a 0,51 dollari per azione, rispecchiando il deterioramento della performance operativa nel trimestre.
Sui conti ha inciso anche l’ondata di tempeste che ha colpito gli Stati Uniti a gennaio, provocando ritardi nelle spedizioni e costi logistici aggiuntivi che, secondo la società, hanno ridotto le vendite trimestrali di circa un punto percentuale e pesato per circa 14 milioni di dollari sull’Ebit adjusted.
Il CEO Mick Beekhuizen ha sottolineato come il portafoglio Meals & Beverages abbia continuato a registrare una crescita dei consumi a scaffale, con il marchio Rao’s che ha superato il miliardo di dollari di vendite negli ultimi dodici mesi, ma ha riconosciuto che i risultati complessivi del gruppo sono stati inferiori alle attese soprattutto a causa della debolezza della divisione Snacks.
Nel dettaglio dei segmenti, Meals & Beverages ha registrato ricavi per 1,65 miliardi di dollari, in calo del 4% su base annua, o del 2% a livello organico, con una flessione attribuita principalmente al calo delle zuppe negli Stati Uniti, delle salse Prego, del foodservice e delle bevande V8, solo in parte compensati dalla crescita del brand Rao’s; l’utile operativo del segmento è sceso del 15% a 252 milioni di dollari.
Molto più marcata la contrazione della divisione Snacks, che ha registrato vendite per 914 milioni di dollari, in diminuzione del 6%, penalizzate dalla flessione delle categorie di patatine e pretzel e da alcune criticità operative nella componente bakery del marchio Pepperidge Farm.
Proprio nel comparto snack si concentrano le principali difficoltà del gruppo: la società ha infatti perso quota di mercato negli snack salati, dove marchi come Kettle e Snack Factory si confrontano con una concorrenza sempre più aggressiva, mentre l’esecuzione operativa nel business del fresh bakery ha generato ulteriori pressioni sui risultati.
La redditività della divisione è stata particolarmente colpita: l’utile operativo degli snack è sceso del 39% a 67 milioni di dollari e il margine del segmento è diminuito di 390 punti base fino al 7%, un livello che durante la conference call con gli analisti è stato definito da alcuni osservatori particolarmente preoccupante.
Il direttore finanziario Todd Cunfer ha definito la performance del trimestre “molto debole”, spiegando che circa un quarto della pressione sui margini deriva dal business bakery, mentre la parte restante è dovuta alla forte leva operativa negativa provocata dal calo delle vendite: con ricavi in flessione del 6%, infatti, la rete produttiva e commerciale ha assorbito meno volumi mentre l’azienda ha continuato a sostenere investimenti in marketing e costi operativi.
A livello consolidato, il margine lordo è sceso dal 30,5% al 28%, mentre il margine lordo rettificato si è attestato al 27,7%, con una contrazione di 270 punti base attribuita principalmente all’inflazione dei costi, agli oneri della supply chain, all’impatto dei dazi e a un mix sfavorevole.
Nonostante il deterioramento della redditività trimestrale, nei primi sei mesi dell’esercizio il flusso di cassa operativo è rimasto sostanzialmente stabile a 740 milioni di dollari rispetto ai 737 milioni dell’anno precedente, mentre il gruppo ha restituito agli azionisti 263 milioni di dollari, di cui 237 milioni sotto forma di dividendi e circa 26 milioni attraverso il riacquisto di azioni proprie.
Il management ritiene comunque possibile un miglioramento graduale nel corso dell’anno: secondo le indicazioni fornite durante la conference call con gli analisti, la divisione Snacks dovrebbe mostrare un recupero progressivo nella seconda metà dell’esercizio, con un miglioramento limitato nel terzo trimestre ma con margini destinati a stabilizzarsi entro il quarto trimestre grazie alla normalizzazione della performance nel business bakery.
Tra i marchi del portafoglio snack, Campbell’s ha indicato come particolarmente dinamico il brand Goldfish crackers, che continua a mostrare una buona crescita dei consumi e rappresenta uno dei principali punti di forza della divisione.
Per rafforzare la competitività negli snack salati, la società ha inoltre individuato tre priorità strategiche: migliorare la competitività sul prezzo, rafforzare l’esecuzione commerciale e la presenza a scaffale e accelerare l’innovazione con nuovi prodotti premium, opzioni più salutistiche e nuove combinazioni di gusto.
Parallelamente Campbell’s ha deciso di rafforzare ulteriormente il proprio piano di riduzione dei costi, estendendo il programma con ulteriori 100 milioni di dollari che si aggiungono all’obiettivo già fissato di 375 milioni entro il 2028; ad oggi la società ha già conseguito 180 milioni di risparmi, di cui 20 milioni realizzati proprio nel secondo trimestre.
Alla luce dei risultati del primo semestre e di un contesto operativo più incerto, il gruppo ha tuttavia deciso di rivedere al ribasso le previsioni per l’intero esercizio fiscale 2026: le vendite organiche sono ora attese in calo tra il 2% e l’1%, mentre l’Ebit adjusted dovrebbe registrare una contrazione compresa tra il 17% e il 20%.
Anche la previsione sull’utile per azione rettificato è stata rivista verso il basso, con una nuova forchetta compresa tra 2,15 e 2,25 dollari per azione, rispetto ai 2,40-2,55 dollari indicati in precedenza.
Il management ha inoltre sottolineato che le stime non includono eventuali effetti derivanti da ulteriori tensioni geopolitiche o da un prolungato aumento dei prezzi dell’energia legato alla crisi in Medio Oriente, anche se la società ha precisato di essere coperta per circa l’85% sui principali input, inclusi carburanti per il trasporto e materiali come plastica, resine e alluminio.
Per un gruppo che nel 2025 ha generato oltre 10 miliardi di dollari di ricavi, il secondo trimestre del fiscal 2026 evidenzia quindi una fase di transizione complessa, nella quale la solidità del portafoglio Meals & Beverages non basta a compensare la debolezza degli snack, rendendo decisiva nei prossimi mesi la capacità di Campbell’s di rilanciare la divisione più problematica e di difendere al tempo stesso la redditività del gruppo.



















