Cereali, cresce la dipendenza dall’estero ma l’industria salva la bilancia con il valore aggiunto

Facebook
LinkedIn
WhatsApp
Telegram
Email
Print

La filiera cerealicola italiana si conferma uno dei pilastri dell’agroalimentare nazionale, con un valore della produzione industriale che supera i 37 miliardi di euro, considerando l’insieme dei comparti food & feed. Un comparto strategico, dunque, non solo per il peso economico diretto, ma anche per il ruolo che ricopre nella sicurezza alimentare e nella competitività dell’industria di trasformazione.

Negli ultimi dieci anni, tuttavia, il settore ha evidenziato segnali di progressiva contrazione sul fronte agricolo, con una riduzione delle superfici coltivate e delle produzioni dei principali cereali. Fanno eccezione alcune nicchie, come il riso, mentre risultano particolarmente marcati i cali per il mais (-18%) e per il frumento duro (-15%), due colture chiave per l’industria mangimistica e pastaria.

Questa dinamica ha contribuito ad aumentare la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di materie prime agricole, con un incremento degli acquisti dall’estero pari al +3% nel 2025. Una criticità che si riflette sulla bilancia commerciale del comparto primario, compensata però, almeno in parte, dal buon andamento delle esportazioni di prodotti trasformati ad alto valore aggiunto, come pasta, prodotti da forno e derivati.

A delineare questo scenario è stata Ersilia Di Tullio, Head of Strategic Advisory di Nomisma, intervenuta in occasione dell’evento “Il mondo dei cereali: tecniche, innovazione e futuro”, organizzato da Newpharm. Un’occasione di confronto tra operatori della filiera, focalizzata sulle sfide e sulle opportunità legate all’innovazione.

Dal lato della domanda, i consumi interni restano stabili: la spesa delle famiglie italiane per i derivati dei cereali rappresenta circa il 19% del totale degli acquisti alimentari, ma non registra una crescita significativa nel lungo periodo, segnando un lieve calo dello 0,1% a valori costanti rispetto al 2010.

La struttura produttiva italiana si distingue per una forte articolazione territoriale e per una marcata polarizzazione tra grandi gruppi industriali e una rete diffusa di piccole realtà artigianali. Nel comparto agricolo si contano oltre 178.000 aziende attive nei seminativi, mentre il segmento della trasformazione coinvolge circa 34.000 imprese tra molini, industrie amidacee, panificatori e pastifici.

In questo contesto, il ruolo dell’innovazione emerge come leva cruciale per garantire sostenibilità e competitività. Tecnologie agronomiche avanzate, soluzioni digitali, miglioramento genetico e servizi integrati rappresentano strumenti fondamentali per rispondere alle esigenze di una filiera complessa e in continua evoluzione.

“Lo scenario delineato evidenzia come nella filiera dei cereali l’offerta di innovazioni, tecnologie e servizi sia destinata a giocare un ruolo fondamentale nell’assicurare soluzioni efficaci ad un ecosistema articolato di player con diversi ruoli e funzioni”, ha sottolineato Di Tullio.

In tale direzione, Nomisma si propone come partner strategico per imprese, cooperative e istituzioni, offrendo analisi di scenario, studi sui mercati, valutazioni di impatto economico e territoriale e progetti di consulenza mirati. Un supporto basato su dati proprietari e modelli interpretativi avanzati, in grado di orientare le scelte strategiche e rafforzare il posizionamento competitivo degli operatori.

Guardando al futuro, la filiera cerealicola italiana sarà chiamata a coniugare tradizione produttiva e innovazione, puntando su qualità, efficienza e sostenibilità per affrontare le sfide globali e cogliere le opportunità offerte dai mercati internazionali.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
Pocket
WhatsApp
Non perdere niente! Iscriviti alla nostra newsletter.

Lascia un commento