Occupazione retail ai minimi storici nel Regno Unito: persi 383mila posti in dieci anni

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Nel Regno Unito il lavoro nel retail continua a contrarsi in modo progressivo e sempre più strutturale, delineando un quadro che va oltre la semplice ciclicità economica e che riflette trasformazioni profonde dell’intero settore distributivo, come emerge chiaramente dall’ultimo report pubblicato dall’Office for National Statistics (ONS), secondo cui nel mese di dicembre 2025 il numero complessivo degli occupati nel commercio si è attestato a 2,86 milioni di unità, un dato che tuttavia, se analizzato attraverso la media mobile sui quattro trimestri – indicatore che consente di neutralizzare gli effetti stagionali tipici del comparto – scende a 2,81 milioni, segnando una riduzione di 68.000 posti rispetto al 2024 e soprattutto una perdita ben più ampia pari a 383.000 unità rispetto al 2015, configurando così il livello più basso mai registrato dall’inizio delle serie storiche.

Il dato assume un significato ancora più rilevante se si entra nel dettaglio della composizione occupazionale, che evidenzia come la contrazione non riguardi una sola tipologia contrattuale ma coinvolga in maniera trasversale sia il lavoro a tempo pieno sia quello part-time, con 1,28 milioni di occupati full-time e 1,52 milioni part-time nella media annua, entrambi in calo rispetto a un decennio fa, quando il comparto contava rispettivamente 140.000 posti in più per il tempo pieno e ben 242.000 in più per il part-time, segnalando quindi un arretramento complessivo della capacità del retail di generare occupazione diffusa e flessibile.

Si tratta di un’evoluzione che riflette cambiamenti strutturali ormai consolidati, a partire dalla crescente digitalizzazione dei processi, dall’automazione delle attività operative e dalla forte espansione dell’e-commerce, fattori che stanno progressivamente riducendo il fabbisogno di manodopera nei punti vendita fisici e ridefinendo le competenze richieste, mentre parallelamente le imprese si trovano ad affrontare un contesto economico sempre più complesso, caratterizzato da un significativo aumento dei costi del lavoro che nel solo 2025 ha visto crescere del 10% il costo di un lavoratore entry-level full-time e di oltre il 13% quello relativo al part-time, comprimendo ulteriormente i margini operativi.

In questo scenario, le preoccupazioni del settore emergono con forza nelle parole di Helen Dickinson, Chief Executive del British Retail Consortium, che sottolinea come la difficoltà di accesso al lavoro stia diventando un problema diffuso e particolarmente critico per le fasce più giovani della popolazione, evidenziando il rischio concreto che il Paese possa trovarsi di fronte a una vera e propria “jobless generation”, anche alla luce del fatto che la perdita di quasi 400.000 posti nel retail nell’arco di dieci anni non rappresenta soltanto una contrazione numerica, ma implica la scomparsa di un canale tradizionale di ingresso nel mercato del lavoro, considerando che storicamente un lavoratore su cinque ha iniziato la propria carriera proprio nel commercio.

Il retail, infatti, ha sempre svolto un ruolo fondamentale come primo punto di accesso per giovani, studenti e lavoratori in fase di reinserimento, offrendo opportunità flessibili e diffuse sul territorio, ma questo modello appare oggi sotto pressione sia per l’aumento dei costi sia per l’evoluzione normativa, con particolare riferimento all’Employment Rights Act, la cui implementazione – secondo il BRC – rischia di incidere negativamente sulla possibilità per le imprese di offrire contratti part-time e formule flessibili, proprio mentre il 70% dei giovani dichiara di considerare la flessibilità un elemento essenziale nella scelta lavorativa.

In questo contesto, Dickinson riconosce comunque l’importanza delle iniziative governative, come l’estensione della Youth Guarantee, finalizzate ad ampliare le opportunità occupazionali per le nuove generazioni, ma ribadisce al tempo stesso la necessità di un approccio equilibrato che sappia coniugare la tutela dei lavoratori con la sostenibilità economica per le imprese, evitando interventi che possano rendere il processo di assunzione più complesso, rischioso o oneroso, soprattutto in una fase in cui il sistema economico britannico ha un bisogno urgente di rafforzare i canali di ingresso nel mondo del lavoro.

Il futuro del retail britannico, dunque, non si gioca soltanto sulla capacità di adattarsi alle trasformazioni tecnologiche e ai nuovi modelli di consumo, ma anche sulla possibilità di preservare e rinnovare il proprio ruolo storico di grande bacino occupazionale, in un equilibrio delicato tra innovazione, competitività e inclusione sociale.

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