Parmigiano Reggiano rafforza il posizionamento premium: vola l’estero, pesa il calo dei volumi in Italia

Facebook
LinkedIn
WhatsApp
Telegram
Email
Print

Nel 2025 il Parmigiano Reggiano consolida il proprio posizionamento globale, registrando una crescita della produzione (+2,7%), dell’export (+2,7%) e del valore al consumo, che sfiora i 3,96 miliardi di euro, a fronte però di una marcata frenata del mercato domestico, dove i volumi calano di circa il 10%. È quanto emerge dai dati presentati dal Consorzio nel corso della conferenza annuale a Milano, in un contesto caratterizzato da incertezza macroeconomica, tensioni geopolitiche e volatilità degli scambi internazionali.

Il quadro evidenzia una crescente polarizzazione tra Italia ed estero: mentre la domanda internazionale continua a espandersi e rappresenta ormai il 50,5% del totale, il mercato interno sconta l’impatto dell’aumento dei prezzi al consumo, che ha ridotto la frequenza d’acquisto e le quantità per singolo atto. La base dei consumatori resta stabile, ma cambia il comportamento di acquisto, con effetti evidenti sui volumi.

Sul fronte dei prezzi all’origine, il 2025 segna un rafforzamento significativo delle quotazioni: il Parmigiano Reggiano 12 mesi si attesta a una media di 13,22 euro/kg (+20,6% sul 2024), mentre il 24 mesi raggiunge i 15,59 euro/kg (+24,8%), confermando il posizionamento premium della Dop e la capacità di sostenere il valore lungo tutta la filiera.

La produzione complessiva cresce a 4,19 milioni di forme, con Parma che si conferma primo polo produttivo, seguita da Reggio Emilia e Modena. Dal punto di vista distributivo, la GDO resta il principale canale con il 65,5% delle vendite, mentre l’industria – spinta dalla diffusione di prodotti che utilizzano Parmigiano Reggiano come ingrediente – rappresenta il 17,3%. Ancora limitato, ma con potenziale di sviluppo, il canale Horeca, fermo al 6,7%.

L’internazionalizzazione si conferma uno dei driver principali di crescita: l’export raggiunge 74.980 tonnellate e supera per la prima volta la metà del totale. Tra i mercati più dinamici si segnalano Regno Unito, Canada e Svezia, mentre gli Stati Uniti – primo mercato estero – mantengono un trend positivo ma in un contesto più complesso. L’introduzione di nuovi dazi, che portano il livello complessivo al 25%, e l’incertezza normativa stanno infatti rallentando le importazioni, rappresentando un potenziale rischio per il 2026.

«Il 2025 conferma che il Parmigiano Reggiano è sempre più un prodotto internazionale, con una quota export che ha superato la metà del totale e un posizionamento premium riconosciuto nei principali mercati», ha dichiarato Nicola Bertinelli. «Stiamo facendo un grande lavoro per rafforzare il Parmigiano Reggiano come icona globale del Made in Italy, capace di generare valore e garantire una buona remunerazione per la filiera».

Accanto alla crescita internazionale, il Consorzio evidenzia tuttavia le criticità del contesto interno e globale. «Dobbiamo affrontare alcune sfide importanti: da un lato la contrazione dei consumi in Italia; dall’altro una situazione internazionale complessa, che ci penalizza in particolare negli Stati Uniti, dove l’incertezza sui dazi e le tensioni geopolitiche stanno rallentando gli scambi», ha aggiunto Bertinelli.

Per sostenere il posizionamento del brand, il Consorzio ha investito circa 34,3 milioni di euro in marketing e comunicazione, puntando sulla valorizzazione della distintività della Dop e sull’informazione al consumatore. In questo solco si inserisce anche il nuovo “Progetto Turismo”, iniziativa strategica che mira a trasformare il Parmigiano Reggiano in una vera e propria destinazione esperienziale, integrando caseifici, aziende agricole e ospitalità.

L’obiettivo è ambizioso: passare dagli attuali 85.000 visitatori a 300.000 entro il 2029, intercettando un bacino territoriale che già conta circa 4 milioni di presenze annue. Un progetto che rafforza il legame tra prodotto e territorio e amplia le leve di creazione di valore per l’intera filiera, in un momento in cui la capacità di differenziazione e internazionalizzazione si conferma decisiva per la competitività del comparto.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
Pocket
WhatsApp
Non perdere niente! Iscriviti alla nostra newsletter.

Lascia un commento