Casino chiude il 2025 con segnali contrastanti ma con un miglioramento tangibile della redditività operativa, in un contesto ancora fortemente condizionato dal processo di ristrutturazione finanziaria e dalle trattative in corso con i creditori, da cui dipende anche l’approvazione definitiva dei conti. I dati preliminari, non ancora certificati, indicano ricavi consolidati pari a 8,26 miliardi di euro, in crescita dello 0,5% a perimetro omogeneo ma in calo del 2,5% complessivo, effetto delle dismissioni e della razionalizzazione della rete.
A trainare il business restano le insegne di prossimità – Monoprix, Franprix, Casino e Naturalia – che generano 7,1 miliardi di euro (+0,7% like for like), mentre l’e-commerce Cdiscount si attesta a 1 miliardo, in flessione dello 0,7%. Il gruppo prosegue quindi nel rafforzamento del modello urbano e di prossimità, coerente con la traiettoria del piano strategico “Renouveau 2030”.
Sul fronte della redditività emerge un deciso recupero: l’Ebitda rettificato cresce del 13,7% a 655 milioni di euro, con un miglioramento del margine al 7,9%, sostenuto da una maggiore disciplina sui costi, dalla riduzione delle perdite inventariali e dall’ottimizzazione degli acquisti attraverso alleanze. Ancora più marcato il progresso dopo i canoni di locazione, con un Ebitda che sale del 77% a 198 milioni.
Il ritorno alla redditività operativa è confermato anche dal risultato commerciale, positivo per 64 milioni rispetto alla perdita di 49 milioni del 2024, grazie in particolare al contributo di Monoprix e Franprix, mentre resta sotto pressione il perimetro storico Casino. Naturalia mostra invece un recupero significativo, sostenuto da volumi e contenimento dei costi.
La trasformazione della rete distributiva continua a incidere in modo rilevante: nel 2025 sono stati chiusi o ceduti 1.178 punti vendita, a fronte di 207 aperture e 112 negozi trasferiti in franchising o locazione operativa, con l’obiettivo di alleggerire la struttura e migliorare la profittabilità.
Sul piano finanziario, il gruppo evidenzia un deciso miglioramento della generazione di cassa, con un free cash flow prima degli oneri finanziari negativo per 120 milioni ma in recupero di oltre 500 milioni rispetto all’anno precedente. Tuttavia, il risultato netto resta in perdita per 402 milioni, appesantito da oneri finanziari pari a 369 milioni e svalutazioni per oltre 200 milioni.
L’indebitamento netto sale a 1,49 miliardi, mentre la liquidità si attesta a circa 1 miliardo, in calo rispetto al 2024 ma ancora su livelli ritenuti gestibili nel breve termine. Il gruppo ha inoltre rispettato i covenant finanziari, con un rapporto debito/Ebitda a 4,66x, ben al di sotto della soglia richiesta.
Resta però centrale il nodo della ristrutturazione finanziaria, su cui il gruppo continua a negoziare senza che sia stato ancora raggiunto un accordo definitivo. Il gruppo ha reso noto di aver pubblicato i termini aggiornati delle nuove proposte per il rafforzamento della struttura finanziaria, precisando che tutte le informazioni rilevanti condivise con gli stakeholder soggetti ad accordi di riservatezza sono state rese pubbliche.
Nel frattempo, sono state ottenute dai creditori ulteriori estensioni delle autorizzazioni e delle scadenze dei finanziamenti operativi fino alla fine di maggio 2026, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere un’intesa entro tale termine e comunque non oltre la fine di giugno. In caso di completamento dell’operazione, il gruppo segnala che è prevista una significativa diluizione per gli attuali azionisti.
Le trattative proseguono dunque in un contesto ancora incerto ma decisivo per garantire la continuità aziendale e l’attuazione del piano “Renouveau 2030”, che punta entro il 2030 a un volume d’affari di 15,8 miliardi e a un Ebitda post-affitti di 644 milioni, con un rafforzamento strutturale della posizione finanziaria e una riduzione significativa della leva.



















