Consumi alimentari ancora deboli, Istat: vendite giù in volume, la Gdo regge sui prezzi

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A febbraio il commercio al dettaglio italiano si muove in un quadro di sostanziale stagnazione, con segnali contrastanti tra comparti e una persistente debolezza dei consumi alimentari. I dati evidenziano un mercato ancora condizionato dall’erosione del potere d’acquisto, che continua a comprimere i volumi. Nel confronto con il mese precedente, le vendite risultano ferme in valore e in calo dello 0,2% in volume. A pesare è soprattutto il comparto alimentare, che registra una flessione dello 0,4% in valore e dello 0,5% in volume, confermando una domanda in contrazione anche per i beni essenziali.

La dinamica riflette un contesto in cui i prezzi restano il principale driver della crescita nominale, mentre le quantità acquistate continuano a ridursi. Un segnale particolarmente rilevante per la grande distribuzione, fortemente esposta al largo consumo confezionato e fresco. Nel trimestre dicembre 2025-febbraio 2026, le vendite complessive crescono dello 0,3% in valore ma calano dello 0,1% in volume. Anche in questo caso, il contributo positivo arriva più dall’effetto prezzo che da un reale aumento dei consumi.

Su base annua, il quadro non cambia: le vendite al dettaglio segnano un +1,6% in valore, a fronte di un lieve calo dello 0,1% in volume. Il comparto alimentare cresce dell’1,8% in valore ma arretra dello 0,5% in volume, evidenziando una compressione dei carrelli. Per la Gdo, il dato è particolarmente significativo: la crescita a valore riflette l’adeguamento dei prezzi, ma la contrazione dei volumi indica un consumatore più attento e selettivo, orientato al risparmio e alla razionalizzazione della spesa.

Sul fronte distributivo, la grande distribuzione registra un incremento dell’1,9% su base annua, confermandosi il canale principale per intercettare la domanda, ma senza segnali di reale espansione dei consumi. Più contenuta la crescita delle imprese su piccole superfici (+0,5%), mentre le vendite al di fuori dei negozi aumentano dell’1,2%. Resta invece molto dinamico l’online, che continua a guadagnare terreno. All’interno della Gdo, la tenuta del fatturato è quindi sostenuta dall’inflazione più che dai volumi, con implicazioni dirette su marginalità e mix di vendita.

Nel complesso, il quadro evidenzia una fase di equilibrio fragile per il retail alimentare: i consumi restano sotto pressione e la ripresa appare ancora legata all’evoluzione dei prezzi e del reddito disponibile. Per la distribuzione moderna, la sfida resta quella di difendere i volumi in un contesto di domanda debole, puntando su promozioni, private label e politiche di prezzo più aggressive.

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