Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente continuano a riverberarsi sulle filiere globali del largo consumo, con effetti sempre più evidenti sull’industria delle bevande in India, dove una combinazione di crisi energetica, colli di bottiglia produttivi e rigidità regolatorie sta mettendo sotto pressione un mercato da circa 65 miliardi di dollari.
In questo contesto, un gruppo di lobby europeo che riunisce player come Pernod Ricard, Anheuser-Busch InBev, Heineken e Carlsberg ha chiesto al governo indiano un’esenzione temporanea dal dazio del 10% sulle importazioni di bottiglie in vetro e lattine in alluminio, ritenuta una misura urgente per evitare interruzioni nella produzione.
La richiesta, avanzata il 2 aprile dalla Federation of European Businesses in India, evidenzia come le forniture di packaging risultino già oggi limitate, anche a causa dell’incapacità dei produttori locali di operare a pieno regime in un contesto di forte pressione sui costi energetici.
Il conflitto tra Iran e Stati Uniti, pur sfociato in una tregua temporanea di due settimane, non ha ancora prodotto un allentamento delle criticità logistiche, dal momento che lo Stretto di Hormuz – snodo chiave per i flussi energetici globali – resta di fatto non pienamente riaperto al traffico commerciale, alimentando incertezza sulle forniture di gas.
Proprio la disponibilità energetica rappresenta uno dei nodi centrali della crisi: l’India, fortemente dipendente dal gas per industria, trasporti e consumi civili, ha visto ridursi le forniture, con il governo che ha annunciato l’allocazione di appena il 70% dei livelli pre-crisi di gas liquefatto a una parte delle utenze commerciali, mentre i dati LSEG indicano che le importazioni di GNL di marzo sono scese ai minimi da gennaio 2025. Una dinamica che colpisce direttamente la produzione di vetro, altamente energivora, riducendo l’offerta domestica di bottiglie e costringendo i produttori a guardare ai mercati esteri per garantire la continuità operativa.
Allo stesso tempo, i costi delle materie prime per il packaging – vetro, cartone ed etichette – risultano in aumento, con un impatto stimato fino al 15% per l’industria, già alle prese con una significativa compressione dei margini.
Trasferire questi aumenti sui prezzi finali si rivela tuttavia complesso, poiché in circa due terzi dei 28 stati indiani ogni variazione dei listini deve essere approvata dalle autorità locali, limitando la capacità delle aziende di reagire rapidamente agli shock di costo.
In questo scenario, la sospensione temporanea dei dazi sulle importazioni di lattine e bottiglie viene considerata una leva fondamentale per contenere le tensioni lungo la filiera, anche perché l’eventuale diversificazione delle fonti di approvvigionamento verso altri Paesi potrebbe tradursi in un incremento dei costi fino al 30%.
A complicare ulteriormente il quadro contribuisce la dinamica dei prezzi internazionali, con vetro e alluminio in rialzo, e l’indebolimento della rupia indiana, che rende le importazioni ancora più onerose per gli operatori locali.
Secondo la Brewers Association of India, la disponibilità domestica di contenitori si è ridotta in modo significativo e l’industria birraria sarà costretta a ricorrere alle importazioni per soddisfare la domanda interna, mentre le aziende stanno già chiedendo aumenti dei prezzi in diversi stati per compensare l’incremento dei costi.
Le tensioni potrebbero acuirsi ulteriormente nel breve periodo: secondo fonti del settore, alcune multinazionali stanno valutando forniture dal Sud-Est asiatico per evitare il rischio concreto di esaurimento di bottiglie e lattine già a partire dal mese di maggio.
Il quadro si inserisce in un mercato che resta tra i più dinamici a livello globale, con una crescita attesa intorno all’8% annuo fino al 2033, dove Heineken guida il segmento birra e Diageo insieme a Pernod Ricard domina quello degli spirits per volumi.
Tuttavia, l’attuale crisi del packaging mette in evidenza la vulnerabilità strutturale delle filiere globali, mostrando come shock geopolitici ed energetici possano rapidamente tradursi in criticità operative per il largo consumo e trasformare un input apparentemente marginale, come il contenitore, in un fattore determinante per la continuità del business.



















