Le preoccupazioni per le prospettive dell’offerta, alimentate dalle condizioni meteorologiche avverse, dalle tensioni in Medio Oriente e dalle difficoltà logistiche nel Mar Nero, spingono al rialzo i prezzi mondiali dei prodotti alimentari. Ad agosto 2026 l’indice FAO, che misura le variazioni mensili delle quotazioni internazionali di un paniere di materie prime alimentari, si è attestato a 133,3 punti, segnando un aumento dell’1,9% rispetto al dato rivisto di luglio e del 2,5% su base annua.
Secondo il capo economista della FAO, Maximo Torero, l’incremento rappresenta un segnale del ritorno del “premio al rischio” sui mercati alimentari, dove shock climatici, tensioni geopolitiche e ostacoli agli scambi stanno restringendo le aspettative sull’offerta. L’indice dei prezzi dei cereali è cresciuto del 2,2% su base mensile, con rialzi per tutte le principali colture, sostenuti dalla robusta domanda di importazioni, dai timori per i raccolti e dall’incertezza sulle rotte commerciali.
Le quotazioni internazionali del grano sono aumentate del 2,6% rispetto a luglio e del 15% sullo stesso mese del 2025, soprattutto per le persistenti difficoltà delle esportazioni attraverso il Mar Nero, le minori prospettive produttive in gran parte dell’Europa e l’indebolimento del dollaro statunitense. Il mais ha registrato un rincaro mensile del 2,5%, determinato dai timori sulle rese in alcune aree degli Stati Uniti, dal peggioramento delle previsioni nell’Unione europea, dalla forte domanda dei settori dei mangimi e dell’etanolo e dalle interruzioni che interessano gli input produttivi e i flussi ucraini.
L’indice FAO relativo al riso è salito invece dello 0,5%, sostenuto dagli acquisti effettuati dai Paesi asiatici e africani. In aumento dell’1,1% anche i prezzi degli oli vegetali, per effetto delle maggiori quotazioni degli oli di palma e di soia, favorite dalla domanda internazionale e dalle preoccupazioni per l’impatto di El Niño sulle produzioni del Sud-est asiatico.
Sono leggermente diminuiti, al contrario, i prezzi degli oli di colza e di girasole, grazie alle attese di un’offerta abbondante nel corso del prossimo anno. L’indice della carne è cresciuto dell’1%, con rincari per pollame, carne suina e ovina. In particolare, le elevate temperature hanno rallentato la crescita degli animali negli allevamenti dell’Unione europea, contribuendo all’aumento delle quotazioni dei suini.
I prezzi internazionali della carne bovina sono invece diminuiti, poiché l’assegnazione delle quote di importazione cinesi ha intensificato la concorrenza tra gli esportatori brasiliani e australiani nella ricerca di mercati alternativi. L’indice dei prodotti lattiero-caseari è avanzato del 2,3% rispetto a luglio, principalmente a causa della riduzione delle disponibilità di latte nell’Unione europea, colpita da condizioni climatiche calde e asciutte.
Il rialzo più marcato ha interessato lo zucchero, il cui indice è balzato dell’11,9% in un solo mese. A sostenere l’impennata sono state le aspettative di minori rese della barbabietola nell’Unione europea, i timori legati a El Niño nei principali Paesi produttori asiatici, la diminuzione della produzione brasiliana e la decisione dell’India di autorizzare importazioni di zucchero greggio esenti da dazi.
Parallelamente, la FAO ha rivisto le proprie stime sulla produzione cerealicola mondiale, prevista nel 2026 a 2,98 miliardi di tonnellate, il 2% in meno rispetto al record del 2025 ma comunque il secondo risultato più elevato mai registrato. La produzione globale di mais è ora stimata in 1,309 miliardi di tonnellate, dopo il peggioramento delle prospettive in Francia e Polonia, solo in parte compensato dalle rese migliori del previsto in Argentina e Brasile.
Le previsioni sul grano sono state invece alzate a 810,7 milioni di tonnellate, un volume inferiore del 3,8% rispetto al 2025 ma ancora corrispondente al secondo raccolto più abbondante di sempre. La produzione mondiale di riso dovrebbe scendere a 553,1 milioni di tonnellate, con una contrazione dell’1,9% nella stagione 2026/27 rispetto al massimo storico dell’annata precedente. La FAO prevede che l’utilizzo complessivo dei cereali raggiunga 2,965 miliardi di tonnellate, in crescita dello 0,2%, mentre le scorte alla fine delle campagne 2027 dovrebbero salire leggermente a 947,2 milioni di tonnellate.
Il rapporto mondiale tra scorte e consumi è atteso al 31,6%, dal 31,9% dell’annata precedente, un livello che continua comunque a indicare una situazione dell’offerta relativamente confortevole in termini storici. Gli scambi internazionali di cereali dovrebbero invece diminuire rispetto ai livelli record, attestandosi a 509,3 milioni di tonnellate nella stagione 2026/27, mentre secondo il sistema AMIS i mercati dei futures mostrano un orientamento generalmente rialzista per le colture principali.



















