Rallenta l’inflazione nei negozi britannici, con gli alimentari che registrano una frenata più marcata grazie alla concorrenza tra le insegne e alle promozioni. A settembre la crescita annua dei prezzi scende all’1,4%, dall’1,5% di agosto, secondo il monitoraggio del British Retail Consortium e di NIQ, riferito al periodo compreso tra il primo e il 7 settembre 2026.
Il dato complessivo resta superiore alla media degli ultimi tre mesi, pari all’1,3%, mentre rispetto ad agosto i prezzi aumentano dello 0,1%. Il quadro mostra quindi un rallentamento dei rincari su base annua, accompagnato da dinamiche diverse tra alimentari e prodotti non alimentari.
Nel food l’inflazione passa dal 2,8% al 2,5%, allineandosi alla media trimestrale. Sul mese, invece, i prezzi alimentari diminuiscono dello 0,2%, dopo l’aumento dell’1% registrato ad agosto: un’inversione che riflette anche l’intensità delle iniziative commerciali messe in campo dai retailer.
La frenata interessa soprattutto gli alimenti freschi, la cui crescita annua dei prezzi scende dal 3% al 2,6%, sotto la media trimestrale del 2,9%. Per i prodotti alimentari conservabili a temperatura ambiente, l’inflazione si riduce dal 2,5% al 2,2%, pur rimanendo superiore alla media degli ultimi tre mesi, ferma all’1,9%.
Secondo Helen Dickinson, amministratrice delegata del BRC, la competizione nella distribuzione continua a sostenere la convenienza per i consumatori. Le promozioni hanno contribuito a ridurre i prezzi di carne e latticini, mentre persistono pressioni su altre categorie del comparto agroalimentare.
I raccolti poco favorevoli in Europa hanno infatti spinto al rialzo i prezzi della frutta, mentre le elevate quotazioni internazionali delle materie prime hanno mantenuto su livelli sostenuti quelli del cioccolato e dei prodotti dolciari. Il rallentamento dell’inflazione alimentare non si traduce dunque in un alleggerimento uniforme del carrello.
Anche nel non food la crescita annua dei prezzi diminuisce, passando dallo 0,9% allo 0,8%, ma resta sopra la media trimestrale dello 0,6%. Rispetto ad agosto si registra un aumento dello 0,2%, più contenuto del precedente incremento dello 0,7%. Gli sconti legati al ritorno a scuola hanno ridotto il costo di libri, articoli di cancelleria, calzature e prodotti elettrici.
Per le imprese della distribuzione resta però aperta la questione dei costi. Dickinson richiama le pressioni derivanti da lavoro, energia e imposte sugli imballaggi, alle quali si aggiungerà l’aumento della tassazione sugli immobili commerciali previsto ad aprile. Il BRC chiede al governo di congelare tale incremento ed escludere i negozi dalla relativa sovrattassa, per limitare il rischio di ulteriori rincari al consumo.
Mike Watkins, responsabile Retailer and Business Insight di NIQ, osserva che a settembre i consumatori hanno rivisto la spesa e la crescita delle vendite ha rallentato dopo l’estate calda. Molte insegne hanno quindi mantenuto le promozioni e alcune hanno introdotto riduzioni di prezzo per sostenere la domanda.
In vista del quarto trimestre, NIQ prevede una gestione ancora più attenta dei bilanci familiari. Per i retailer la sfida sarà mantenere prezzi competitivi e assorbire, dove possibile, gli aumenti dei costi, mentre le famiglie continueranno a cercare occasioni di risparmio.



















