Perdite e concorrenza del quick commerce, 7-Eleven lascia l’India

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7-Eleven chiude tutti i negozi in India, interrompendo l’attività di una rete che non è riuscita a raggiungere dimensioni sufficienti per sostenere il proprio modello commerciale. Seven & i Holdings, il gruppo giapponese cui fa capo l’insegna, ha confermato che al 30 settembre 2026 avevano cessato l’attività tutti i 31 punti vendita ancora operativi, concentrati nelle città di Mumbai e Pune. A gestirli era Reliance, titolare della master franchise attraverso un accordo sottoscritto nel 2021 tra il gruppo giapponese e Reliance Retail, la divisione commerciale del conglomerato Reliance Industries.

La chiusura arriva a cinque anni dall’intesa che aveva portato il marchio nel mercato indiano, con una presenza rimasta contenuta rispetto al resto delle attività retail di Reliance. In una fase precedente, la rete aveva raggiunto circa 60 negozi, per poi ridursi progressivamente. Secondo le ricostruzioni dei media, lo sviluppo dell’insegna non avrebbe consentito di raggiungere la scala necessaria a rendere economicamente sostenibili i convenience store, mentre l’intensificarsi della concorrenza avrebbe ulteriormente compromesso la redditività dei punti vendita.

I risultati della società operativa restituiscono un quadro delle difficoltà. Nell’esercizio finanziario concluso a marzo 2026, 7-India Convenience Retail ha registrato ricavi per circa 920 milioni di rupie, equivalenti a 10,6 milioni di dollari, e una perdita netta vicina a 900 milioni di rupie. Il disavanzo si è quindi attestato su un valore quasi pari al fatturato, evidenziando lo squilibrio economico dell’attività. La chiusura dell’intera rete lascia inoltre aperta la questione delle conseguenze occupazionali, sulle quali, nel materiale disponibile, non vengono fornite indicazioni.

A pesare sul modello dei negozi di prossimità a marchio internazionale è anche la struttura del mercato indiano. I kirana, gli alimentari indipendenti diffusi nei quartieri, mantengono un ruolo centrale negli acquisti immediati e nelle necessità quotidiane dei consumatori. Parallelamente, le piattaforme di quick commerce consegnano generi alimentari e snack in pochi minuti, contendendo ai negozi fisici proprio la domanda legata alla rapidità del servizio. In questo contesto, per i convenience store diventa più difficile generare vendite sufficienti a coprire affitti, personale, scorte e distribuzione.

Seven & i non considera tuttavia definitivamente conclusa la propria prospettiva di sviluppo in India. Nel confermare le chiusure, un portavoce del gruppo ha ringraziato i clienti e spiegato che resta l’interesse a servire il mercato, valutando diverse opzioni per costruire una presenza nel lungo periodo. Non sono stati annunciati nuovi accordi o tempi per un eventuale ritorno. Nel frattempo, 7-Eleven International prosegue il rafforzamento delle attività nei mercati esistenti e in quelli di nuova apertura.

L’uscita di 7-Eleven coincide con i preparativi di un’altra grande insegna giapponese del settore. Lawson prevede infatti di aprire il primo negozio a Mumbai nel 2027 e punta a raggiungere quota 100 punti vendita entro il 2030. Un progetto che dovrà confrontarsi con le stesse condizioni competitive incontrate da 7-Eleven, in un mercato dove la capillarità degli alimentari indipendenti e la velocità delle consegne digitali rendono particolarmente impegnativo lo sviluppo di nuove reti fisiche.

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