L’Italia importa ormai quasi tanto miele quanto ne produce, mentre il settore apistico nazionale continua a fare i conti con le conseguenze del cambiamento climatico, l’aumento della concorrenza estera e prezzi all’ingrosso spesso insufficienti a coprire i costi. Nel 2025 la produzione italiana si è attestata intorno alle 31mila tonnellate, a fronte di oltre 26mila tonnellate importate, in crescita del 18%. In questo scenario Conapi, il Consorzio Nazionale Apicoltori con sede a Monterenzio, nel Bolognese, chiude l’annata agricola 2025-2026 con un fatturato di 24,5 milioni di euro e un incremento delle esportazioni del 20% sia a volume sia a valore nei mercati di Francia e Giappone.
La cooperativa, considerata la più grande realtà apistica europea, riunisce oltre 600 produttori, con 100mila alveari e circa 5 miliardi di api. Il conferimento dei soci per il 2026 è stimato in oltre 2mila tonnellate, sostanzialmente in linea con l’anno precedente, nonostante un andamento climatico che ha penalizzato numerose produzioni. Se il raccolto di acacia ha mostrato segnali di ripresa, quello degli agrumi è risultato particolarmente scarso, mentre castagno, melata di bosco e millefiori estivo hanno risentito delle condizioni meteorologiche sfavorevoli.
Le difficoltà produttive si accompagnano a una situazione di mercato complessa. Secondo i dati NielsenIQ, nelle ultime 52 settimane il mercato italiano del miele ha raggiunto un valore di oltre 157 milioni di euro, registrando una flessione dello 0,8% a valore e del 2,4% a volume. In controtendenza il marchio Mielizia, che ha ottenuto una crescita del 2,8% a valore e dell’8,6% nel numero di confezioni vendute. Particolarmente positivo l’andamento dello Sportpocket da 100 grammi, che ha registrato un incremento del 42% a valore, diventando la terza referenza più venduta del marchio.
A pesare sul comparto è anche lo squilibrio tra prezzi e costi produttivi. Le quotazioni all’ingrosso del miele millefiori, intorno ai 4 euro al chilogrammo, risultano inferiori ai costi operativi di produzione, superiori a 6,4 euro secondo le rilevazioni del Crea. Un problema che si aggiunge alla concorrenza delle importazioni e ai rischi di adulterazione, sui quali le istituzioni europee hanno avviato specifiche attività di controllo.
«In un contesto in cui la trasparenza e l’autenticità sono fondamentali, è nostro dovere tutelare il valore intrinseco del miele, combattere le frodi e promuovere un consumo consapevole e responsabile», sottolinea Nicoletta Maffini, direttrice generale di Conapi, evidenziando come il miele italiano non riceva ancora nella grande distribuzione nazionale una valorizzazione adeguata.
Un possibile sostegno arriva dalle nuove regole europee sull’etichettatura, che impongono di indicare sul fronte delle confezioni i Paesi di origine delle miscele e le rispettive percentuali, pur prevedendo alcune deroghe. Conapi auspica ulteriori passi avanti e guarda al disciplinare nazionale Miele Qualità Certificata, il cui esame europeo si conclude il 14 ottobre, con requisiti specifici sulla lavorazione e sulla tracciabilità.
Parallelamente, il consorzio punta sul rafforzamento della presenza internazionale, soprattutto attraverso il biologico, con nuove opportunità commerciali in Canada e Corea del Sud. Sul mercato italiano Mielizia ha inoltre presentato il nuovo posizionamento Dal fiore a te, accompagnato dal rinnovamento delle confezioni e da una campagna dedicata agli apicoltori soci, con l’obiettivo di valorizzare l’origine italiana e la filiera cooperativa.

















