Agrifood italiano tra consumi in calo ed export record: la sfida delle piccole imprese

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Il futuro dell’agrifood italiano passa dalle aree interne e dalla capacità delle imprese di trasformare le radici territoriali in leve di mercato. È questo il filo conduttore emerso dal convegno “Dalle radici al mercato per lo sviluppo dell’agroalimentare”, organizzato dalla Comunità di Montagna delle Prealpi Friulane Orientali, che ha riunito istituzioni, imprese e stakeholder per fare il punto su scenari e prospettive del settore.

Tra gli interventi più attesi, quello di Nomisma, che ha presentato l’analisi “Il mercato agrifood italiano: valore e prospettive delle piccole imprese”, offrendo una fotografia aggiornata dello stato dell’arte nazionale e delle opportunità per le realtà produttive delle aree montane e collinari.

Dall’analisi emerge un quadro in chiaroscuro: da un lato i consumi alimentari interni risultano in contrazione da alcuni anni, con famiglie sempre più orientate a scelte selettive e attente alla convenienza; dall’altro, l’export agroalimentare continua a rappresentare uno dei principali punti di forza del Made in Italy.

L’Italia si conferma oggi il nono esportatore mondiale di prodotti agroalimentari, con una crescita significativa nell’ultimo decennio. A trainare le vendite oltreconfine sono in particolare vino (12,1%), conserve vegetali (8,5%), formaggi e latticini (8,0%), pasta (6,4%) e prodotti da forno (6,4%), categorie che sintetizzano tradizione, qualità e riconoscibilità internazionale.

In questo scenario si inserisce il caso del Friuli-Venezia Giulia, regione caratterizzata da un paniere produttivo articolato e da specializzazioni di rilievo. Il comparto vitivinicolo pesa per il 27% del valore agricolo regionale, seguito dal latte bovino e bufalino (14%), dalle produzioni frutticole (10%) e dalle carni suine (8%).

Particolarmente significativo il dinamismo dell’export regionale, che tra il 2019 e il 2024 ha registrato una crescita del +64,9%, segnale di una crescente capacità di intercettare la domanda internazionale e di valorizzare le proprie eccellenze.

Un passaggio centrale dell’intervento di Nomisma ha riguardato il ruolo delle piccole imprese agricole, soprattutto nelle aree interne. In Friuli-Venezia Giulia le aziende agricole attive sono 16.400, pari all’1% del totale nazionale, e presentano ancora un’elevata frammentazione.

Le aziende di piccola dimensione, tra 2 e 10 ettari, rappresentano il 44% del totale regionale, nonostante una riduzione del 30% rispetto al 2010. Un tessuto produttivo che, pur assottigliandosi, continua a svolgere una funzione strategica nella tutela del paesaggio, nella salvaguardia della biodiversità, nella valorizzazione delle produzioni tipiche e nel presidio delle aree montane e collinari.

Il titolo del convegno sintetizza la sfida attuale: passare dalle “radici” al “mercato”. Per le imprese agrifood, soprattutto di piccola scala, significa trasformare la qualità territoriale in posizionamento competitivo, comprendere l’evoluzione dei trend di consumo, individuare i canali di vendita più coerenti e valorizzare certificazioni e origine come fattori distintivi.

In un contesto sempre più globale e competitivo, la conoscenza dei mercati di destinazione e l’analisi dei dati diventano strumenti imprescindibili per orientare investimenti e scelte imprenditoriali.

Attraverso ricerche di mercato, valutazioni di impatto economico e analisi di posizionamento strategico, Nomisma affianca imprese, consorzi e territori nella definizione di strategie fondate su evidenze solide e su una visione di medio-lungo periodo.

Per l’agrifood italiano, e in particolare per le realtà delle aree interne, la chiave non è soltanto produrre qualità, ma saperla raccontare e collocare nei mercati giusti. Conoscere il mercato, oggi più che mai, significa trasformare l’identità territoriale in un vantaggio competitivo duraturo.

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