Asda valuta una riorganizzazione della rete logistica e dei servizi di consegna, un processo che – secondo indiscrezioni di stampa – potrebbe mettere a rischio fino a 150 posti di lavoro. Il gruppo ha confermato l’avvio di due consultazioni distinte, una relativa ai 21 centri di distribuzione e l’altra al servizio di gestione dei pacchi, senza però quantificare ufficialmente l’impatto occupazionale.
Nel dettaglio, la catena della GDO britannica sta proponendo l’introduzione di una nuova struttura regionale per i team di trasporto, con l’obiettivo di semplificare il network distributivo e migliorare l’efficienza delle consegne ai punti vendita. Il modello prevede la creazione di otto hub regionali, ciascuno dotato di un ufficio trasporti incaricato di coordinare le attività su base territoriale.
Secondo l’azienda, questa impostazione consentirebbe di ridurre le duplicazioni operative, aumentare la flessibilità regionale e rendere più omogenei i processi, oltre a diminuire la dipendenza da manodopera interinale e da operatori di trasporto esterni. Una mossa che si inserisce in un più ampio percorso di razionalizzazione dei costi e di revisione della supply chain.
Parallelamente, Asda sta ripensando il proprio servizio di parcel delivery, oggi chiamato a gestire oltre 28 milioni di pacchi l’anno attraverso una rete che non era stata progettata per tali volumi. Questa criticità limita l’offerta di ritiro il giorno successivo a meno della metà dei negozi, in un contesto in cui il next-day collection è ormai uno standard per i grandi retailer.
Per colmare il gap, il gruppo ha deciso di stringere una partnership con Evri, che permetterà a tutti i 1.200 punti vendita Asda di offrire il ritiro e i resi il giorno successivo, migliorando l’esperienza cliente e la competitività dell’insegna sul fronte omnicanale.
La riorganizzazione arriva in una fase non semplice per le performance commerciali. Secondo i dati year-over-year di Worldpanel by Numerator, Asda ha chiuso il quarto trimestre con un calo delle vendite del 4,2% nelle 12 settimane terminate il 28 dicembre 2025, un segnale che rafforza la pressione sul management per intervenire su struttura dei costi ed efficienza operativa.



















