Beyond Meat ha chiuso il terzo trimestre con perdite superiori alle attese e ha diffuso una previsione sui ricavi del quarto trimestre inferiore alle stime di Wall Street, segnalando che la domanda per i suoi prodotti a base vegetale rimane debole. Il titolo ha perso l’8% nel dopo mercato del 10 novembre, dopo essere salito di oltre il 1.300% in tre giorni a fine ottobre, in un improvviso rialzo speculativo che ha ricordato la stagione dei “meme stock”.
L’azienda, un tempo simbolo della rivoluzione plant-based, continua a soffrire il rallentamento dei consumi, penalizzata da un contesto inflazionistico che spinge i consumatori verso prodotti meno costosi e meno processati. A pesare, anche il recente ritorno negli Stati Uniti di movimenti come “Make America Healthy Again”, che spingono verso un ritorno a diete più naturali e meno industriali. “Le difficoltà della categoria e un contesto di domanda ancora debole continuano a influire sul nostro andamento”, ha dichiarato il CEO Ethan Brown, sottolineando che l’azienda è al lavoro su “nuovi e significativi tagli ai costi”.
Beyond Meat prevede vendite tra 60 e 65 milioni di dollari nel quarto trimestre, contro i 70 milioni stimati dagli analisti di LSEG. Nel trimestre chiuso, i ricavi sono scesi del 13,3% a 70,2 milioni di dollari, in linea con quanto preannunciato ma leggermente superiori alle stime di consenso. Il gruppo ha registrato una perdita netta di 110,7 milioni di dollari, contro i 26,6 milioni di un anno fa, in gran parte per svalutazioni su alcuni asset e per la sospensione delle operazioni in Cina decisa a inizio anno. La perdita per azione rettificata è stata di 47 centesimi.
Da inizio 2025 le azioni Beyond Meat hanno perso circa due terzi del loro valore, complice anche lo scetticismo degli investitori dopo lo swap debito-equity realizzato a settembre per evitare un possibile default a breve termine. Con la domanda retail in calo e la pressione competitiva crescente, il futuro dell’azienda californiana appare legato alla capacità di ristrutturarsi rapidamente e di rilanciare il mercato delle alternative proteiche, oggi in fase di profonda riflessione.


















