La domanda britannica di cereali per consumo alimentare e industriale è destinata a scendere nel 2025/26 ai livelli più bassi degli ultimi vent’anni, secondo le seconde stime ufficiali di supply & demand diffuse da AHDB. Un dato che riflette un’annata segnata da un raccolto molto disomogeneo e da una contrazione strutturale della domanda in alcuni comparti chiave.
Il quadro complessivo mostra una domanda a due velocità: stabile quella destinata all’alimentazione animale, in deciso arretramento quella legata al consumo alimentare e industriale. Quest’ultima è stimata in 9,17 milioni di tonnellate, in calo di 139 mila tonnellate rispetto alle stime di novembre e di oltre 1,3 milioni di tonnellate rispetto alla campagna 2024/25.
A pesare maggiormente è il crollo della domanda da parte del bioetanolo e del comparto brewing, malting e distilling. La chiusura di Vivergo nell’agosto scorso e il mancato riavvio di Ensus dopo la manutenzione autunnale hanno di fatto ridotto uno dei principali sbocchi industriali per i cereali britannici.
Particolarmente penalizzato il mercato dell’orzo destinato a birrifici e distillerie: l’utilizzo per consumo alimentare e industriale è stimato a 1,584 milioni di tonnellate, il livello più basso dall’inizio delle serie digitali nel 1990/91. La revisione al ribasso riflette dati di utilizzo inferiori alle attese, in un contesto di forte pressione sui costi, domanda debole e cambiamento delle abitudini dei consumatori, con diverse distillerie temporaneamente fermate.
Sul fronte zootecnico, la domanda di mangimi resta più resiliente, pur con un riequilibrio interno: calano i consumi per suini e pollame, mentre tengono quelli per i bovini, sebbene destinati a rallentare con l’avvicinarsi della stagione del pascolo. Migliori le prospettive per i poli avicoli integrati e per l’Irlanda del Nord.
In rallentamento anche il commercio estero. Le importazioni di grano e mais tornano su livelli più ordinari dopo i picchi dello scorso anno, mentre le esportazioni di frumento e orzo restano contenute. Nonostante il calo del consumo alimentare e industriale, la contrazione più marcata dell’offerta porta a un bilancio cerealicolo complessivamente più teso, con scorte finali attese su livelli medi. Uno scenario che lascia aperti interrogativi sull’evoluzione della seconda parte della campagna.



















