Nel settore dell’olio d’oliva è arrivato il momento di rivedere profondamente il funzionamento della filiera. Ne è convinta Chiara Coricelli, presidente di Pietro Coricelli Spa, che durante la digital round table organizzata da PR Italia Edizioni ha lanciato una riflessione critica sul ruolo dei trasformatori e sulla necessità di costruire maggiore valore per tutta la categoria.
“Stiamo sbagliando tutto, specialmente noi trasformatori”, ha affermato Coricelli. “Continuiamo a inseguire la palla della materia prima e in questo modo inevitabilmente non riusciremo mai a costruire valore sulla categoria”. Secondo la manager, l’andamento del mercato negli ultimi anni dimostra quanto questo modello sia fragile. Solo pochi anni fa, ha ricordato, il prezzo dell’olio comunitario era molto più basso rispetto alle quotazioni attuali. “Non sembra passato molto tempo, ma appena due o tre anni fa l’olio comunitario stava intorno agli 8,50 euro. Questo dimostra quanto velocemente possano cambiare gli equilibri del mercato”.
A rendere ancora più complesso il contesto è l’instabilità climatica che incide sempre di più sulle campagne olearie, rendendo le previsioni sempre meno affidabili. “Il clima è diventato un fattore estremamente instabile e questo rende fallaci molte previsioni sulle campagne. Lo abbiamo visto anche quest’anno: alcuni di noi non sono stati abbastanza cautelativi e ciò che sembrava un naturale calo delle quotazioni si è ribaltato a causa delle piogge”.
In questo scenario, secondo Coricelli, la filiera dovrebbe riorganizzare i propri ruoli. L’andamento della materia prima dovrebbe essere determinato principalmente dalla realtà agricola, mentre industria e distribuzione dovrebbero lavorare insieme per creare maggiore stabilità lungo la catena del valore.
“Forse dovremmo riassegnarci i compiti all’interno della filiera, lasciando al mondo agricolo lo spazio per determinare l’andamento delle materie prime in base alla reale campagna”, ha spiegato. “Noi nel mezzo dovremmo ragionare meglio con il nostro principale interlocutore, che è la distribuzione, per creare un buffer di valore che possa arrivare fino al consumatore in maniera stabile”.
Una riflessione che nasce anche dal confronto con altri settori dell’industria alimentare. Coricelli ha infatti sottolineato come il consumatore finale raramente si interessi al prezzo delle materie prime che compongono un prodotto prima di acquistarlo. “Il consumatore non si chiede quanto costano le nocciole quando compra un barattolo di crema spalmabile. Questo dimostra che probabilmente dobbiamo ripensare il modo in cui costruiamo valore nella nostra categoria”.
Tra gli obiettivi dell’azienda per i prossimi anni c’è anche quello di rafforzare il ruolo dell’olio italiano, riportando al centro il valore della produzione nazionale e delle filiere certificate. “Uno dei nostri progetti è quello di riportare ogni italiano ad avere in casa una bottiglia di olio italiano. È un’abitudine che in parte si è persa e che invece può contribuire a restituire valore al prodotto nazionale”.
Per Coricelli, puntare su prodotti certificati e tracciati è anche una leva per sostenere l’olivicoltura italiana, un settore che negli ultimi anni ha dovuto affrontare campagne alterne e crescenti difficoltà. “Dare valore ai prodotti di filiera significa anche dare un contributo concreto al Paese e ridare un senso all’olivicoltura italiana. Altrimenti, con campagne così altalenanti, sarà difficile che il settore riesca a crescere e a recuperare un ruolo di leadership nel contesto mondiale”.
Nonostante le complessità del mercato, le opportunità restano comunque significative.
“Il mondo è grande e sempre più attento al Made in Italy e al mangiare sano”, ha concluso Coricelli. “Per questo fare impresa nell’olio d’oliva resta una sfida importante, soprattutto per chi sceglie di farlo in Italia”.



















