Crisi del cacao, la Costa d’Avorio anticipa la mid-crop e taglia il prezzo ai produttori

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La Costa d’Avorio si appresta a ridurre in modo significativo il prezzo del cacao riconosciuto ai coltivatori, anticipando per la prima volta nella sua storia l’avvio della campagna intermedia, in una mossa che punta a rilanciare le vendite e a smaltire l’ingente accumulo di scorte provocato dal recente crollo delle quotazioni internazionali.

Secondo fonti governative e dell’autorità di regolazione citate da Reuters, il Paese – che detiene il primato mondiale nella produzione di cacao – farà partire ufficialmente la “mid-crop” il 1° marzo 2026, modificando un calendario che tradizionalmente collocava questa fase tra aprile e settembre e riclassificando come raccolto intermedio anche il cacao prodotto già dal mese di marzo.

La conseguenza più immediata di questa decisione sarà una drastica revisione del prezzo amministrato pagato agli agricoltori, che dovrebbe essere fissato in una forbice compresa tra 800 e 1.000 franchi CFA al chilogrammo, un livello nettamente inferiore rispetto ai 2.800 CFA garantiti per la campagna principale 2025/26, con un impatto diretto sui redditi di milioni di piccoli produttori.

Il ribasso dei prezzi globali ha infatti reso il cacao ivoriano poco competitivo sui mercati internazionali, determinando un progressivo accumulo di sacchi invenduti sia nelle zone interne di stoccaggio sia nei principali porti del Paese, in un contesto in cui gli esportatori faticano a collocare il prodotto ai valori fissati dallo Stato.

La scelta di Abidjan segue quella del Ghana, secondo produttore mondiale, che nelle scorse settimane ha già provveduto a ridurre il prezzo riconosciuto ai coltivatori per riallinearlo alle dinamiche internazionali e favorire una ripresa della domanda, introducendo contestualmente un nuovo modello di finanziamento per sostenere l’acquisto delle fave.

Le modifiche al calendario e alla struttura dei prezzi sarebbero state approvate dal comitato interministeriale responsabile delle materie prime, che ha dato il via libera a un adeguamento ritenuto inevitabile alla luce di un mercato globale in costante discesa, dove – secondo le fonti – “ogni giorno i prezzi continuano a calare nonostante gli sforzi compiuti”.

Alla base della revisione vi è anche la crescente pressione sui conti pubblici, dal momento che il governo, per mantenere il prezzo garantito e consentire l’export, sarebbe costretto a versare un sussidio compreso tra 1.900 e 2.200 CFA al chilogrammo, coprendo la differenza tra il valore amministrato e quello effettivamente pagato dagli acquirenti internazionali.

Un meccanismo che, secondo una delle fonti, risulta “completamente insostenibile nel lungo periodo e per il Paese”, soprattutto in una fase in cui le entrate legate al cacao rappresentano un pilastro dell’economia nazionale e un elemento essenziale per la stabilità sociale delle aree rurali.

Già alla fine di gennaio il Coffee and Cocoa Council aveva annunciato l’acquisto di 100.000 tonnellate di cacao invenduto, per un esborso stimato attorno ai 500 milioni di dollari, con l’obiettivo di garantire liquidità ai produttori che non avevano ancora ricevuto il pagamento della campagna principale e di contenere le tensioni lungo la filiera.

Il nuovo prezzo ufficiale dovrebbe essere comunicato entro la fine del mese dal ministro dell’Agricoltura, segnando un passaggio cruciale per un settore da cui dipendono milioni di famiglie e una quota rilevante delle entrate in valuta estera, in un equilibrio sempre più complesso tra tutela dei redditi agricoli, sostenibilità dei conti pubblici e necessità di restare competitivi sui mercati globali.

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