Cyberattacco e supply chain: Asahi fatica sul mercato interno

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Le vendite domestiche di birra di Asahi Group Holdings restano sotto pressione anche a gennaio, confermando le difficoltà operative seguite al cyberattacco che ha colpito il gruppo alla fine di settembre. In una comunicazione diffusa oggi, il colosso giapponese – proprietario anche del marchio Peroni a livello internazionale – ha segnalato un nuovo arretramento delle vendite nel mercato interno, sia nel comparto birra sia in quello delle bevande analcoliche.

Nel dettaglio, le vendite di “beer-type beverages” della controllata Asahi Breweries sono diminuite dell’11% su base annua nel mese di gennaio. Il brand di punta Super Dry ha registrato un calo dei volumi del 9% rispetto allo stesso mese del 2025, segno che l’impatto del disservizio informatico continua a riflettersi sulla domanda e sulla distribuzione. La flessione non si è limitata alla birra tradizionale. Le vendite di RTD (ready-to-drink) hanno segnato un -14%, mentre il segmento vino ha perso il 13%. In controtendenza, tuttavia, la categoria “whiskey and spirits” ha mostrato una crescita del 16%, indicando una possibile riallocazione della domanda verso prodotti a maggior valore aggiunto.

Anche la divisione Asahi Soft Drinks, che include marchi popolari come Mitsuya e Calpis, ha riportato una contrazione significativa: -16% a gennaio. Il dato evidenzia come le difficoltà abbiano interessato trasversalmente l’intero portafoglio beverage domestico. Un segnale più incoraggiante arriva invece dal business alimentare, che ha registrato un incremento delle vendite a “mid-single-digit”, il primo mese di crescita dall’attacco informatico. Pur in assenza di dati dettagliati, il rimbalzo suggerisce un progressivo ripristino della capacità commerciale e distributiva.

Il gruppo ha comunicato che le operazioni logistiche domestiche sono tornate alla normalità a partire da questo mese, consentendo la spedizione di tutti i prodotti – ad eccezione di alcune referenze discontinue – e la ripresa dei lanci di nuove referenze. L’attacco informatico di settembre aveva provocato un “systems failure” che aveva compromesso produzione e distribuzione in Giappone. Gli impianti erano tornati operativi dopo circa una settimana, ma le ripercussioni sulla supply chain e sulle performance commerciali si sono protratte nei mesi successivi.

A novembre, la società aveva inoltre reso noto che quasi due milioni di persone avrebbero potuto subire una violazione dei dati personali in relazione all’incidente. Per il gruppo nipponico, il 2026 si apre dunque con un mercato domestico ancora fragile, in cui la piena normalizzazione operativa dovrà tradursi in un recupero dei volumi nei prossimi trimestri. La resilienza del portafoglio premium e degli spirits potrebbe rappresentare una leva chiave per sostenere margini e posizionamento competitivo in una fase di domanda interna debole e fiducia dei consumatori da ricostruire.

Cyberattacco e supply chain Asahi

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