Il biologico in Italia consolida il proprio percorso di crescita e nel 2025 raggiunge un valore complessivo di 6,9 miliardi di euro, in aumento del 6,2% rispetto all’anno precedente. I numeri, presentati da Nomisma nell’ambito dell’Osservatorio SANA, fotografano un comparto ormai maturo, capace di estendersi oltre i confini della nicchia per diventare una componente strutturale dell’agroalimentare nazionale.
La parte preponderante del mercato è rappresentata dai consumi domestici, che valgono 5,5 miliardi di euro, mentre oltre 1,35 miliardi provengono dal canale fuori casa, segmento sempre più strategico per la diffusione e la valorizzazione del bio.
La Distribuzione Moderna si conferma primo canale di acquisto per gli italiani, intercettando il 64% delle vendite domestiche e generando nel 2025 un giro d’affari di 3,5 miliardi di euro, con una crescita del 6,1% su base annua. Parallelamente, i negozi specializzati coprono il 20% dei consumi interni e registrano un incremento del 7,5%, segnale di una clientela fidelizzata e attenta alla qualità certificata.
Il fuori casa rappresenta oggi circa il 20% del totale e coinvolge una platea ampia: negli ultimi dodici mesi 7 italiani su 10 hanno consumato prodotti biologici in ristoranti, bar o mense, con il 35% che si definisce frequent user. L’indagine evidenzia come oltre 8 ristoranti su 10 e 7 bar su 10 utilizzino ingredienti bio, in particolare ortofrutta, olio extravergine d’oliva, conserve, latte e miele. Particolarmente diffusa anche la presenza di vini biologici, proposti dall’85% degli operatori.
Le motivazioni che spingono all’inserimento del bio nei menu sono legate in primo luogo al posizionamento premium del locale e alla qualità percepita dei prodotti, indicata dal 51% degli operatori. Seguono le ragioni etiche e ambientali, citate dal 46%, e l’attenzione crescente verso benessere e salute del consumatore, evidenziata dal 40%. In quasi quattro casi su dieci, inoltre, la scelta nasce da una sinergia con produttori locali.
Permane tuttavia un gap informativo: il 75% degli operatori dichiara di non avere conoscenze approfondite sul metodo produttivo biologico e sui suoi effetti su ambiente, salute e benessere animale, un limite che apre spazi importanti per formazione e comunicazione di filiera.
Guardando ai prossimi anni, il 26% di ristoratori e baristi prevede un aumento del valore degli acquisti di materie prime bio, mentre il 28% teme una riduzione delle occasioni di consumo fuori casa per effetto del contenimento della spesa familiare, con una maggiore selettività verso proposte di qualità ed esperienziali.
Secondo Silvia Zucconi di Nomisma, il biologico trova nel fuori casa una dimensione coerente con le nuove aspettative dei consumatori, sempre più orientati verso piatti semplici, ingredienti trasparenti e alternative adatte a stili di vita healthy.
Per Maria Grazia Mammuccini, il dato dei 7 italiani su 10 che consumano bio away from home conferma la maturità del comparto, ma richiede investimenti in formazione e nuove relazioni tra agricoltura e ristorazione per rafforzare le filiere territoriali.
Sul fronte internazionale, il presidente di ICE Agenzia Matteo Zoppas ha ricordato che nel 2024 l’export di prodotti biologici italiani ha raggiunto 3,9 miliardi di euro, con una crescita del 7% sull’anno precedente e un incremento del 174% rispetto al 2014, inserendosi nel record complessivo dell’agroalimentare italiano che nel 2025 ha toccato i 72,4 miliardi di euro di esportazioni.
Il biologico italiano, dunque, non è più soltanto una scelta di consumo consapevole, ma un’infrastruttura economica e culturale che contribuisce alla competitività del Made in Italy, rafforzando il legame tra qualità, sostenibilità e identità territoriale.



















