Dal surplus alla transizione verde: l’Europa ridisegna le regole del settore vitivinicolo

Facebook
LinkedIn
WhatsApp
Telegram
Email
Print

Il vino europeo prova a riposizionarsi tra mercato, clima e nuove abitudini di consumo. Con l’approvazione definitiva del cosiddetto “Pacchetto vino”, i 27 Stati membri dell’Unione europea hanno varato un insieme di misure pensate per rafforzare un settore che attraversa una fase di trasformazione strutturale. L’adozione formale è arrivata a Bruxelles, durante il Consiglio Agrifish, dopo il via libera dell’Eurocamera del 10 febbraio – con 625 voti favorevoli, 15 contrari e 11 astensioni – e l’intesa politica raggiunta a dicembre tra Parlamento e Consiglio. Il regolamento entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

L’obiettivo dichiarato è duplice: riequilibrare domanda e offerta e rendere il comparto più resiliente rispetto a shock climatici e cambiamenti nei modelli di consumo. Il testo interviene su più livelli, combinando strumenti di gestione produttiva, sostegni finanziari e aggiornamenti normativi.

Tra i punti centrali figura il rafforzamento delle misure contro calamità naturali, eventi meteo estremi e fitopatie, ormai fattori strutturali per la viticoltura europea. Gli Stati membri potranno aumentare fino all’80% dei costi ammissibili il sostegno Ue agli investimenti destinati ad affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici. Viene inoltre fissato al 25% il massimale del sostegno nazionale alla distillazione del vino e alla vendemmia verde.

Non meno rilevante è la possibilità di utilizzare fondi europei anche per l’estirpazione definitiva delle viti, uno strumento pensato per stabilizzare la produzione nei contesti di surplus strutturale. Una misura che risponde in particolare alle esigenze di Paesi che stanno affrontando un eccesso di offerta in alcune aree produttive.

Sul fronte della valorizzazione economica, il Pacchetto consolida il sostegno alla promozione nei Paesi terzi, con un contributo europeo fino al 60% delle spese sostenute. Gli Stati membri potranno integrare ulteriormente il sostegno, fino al 30% per le piccole e medie imprese e fino al 20% per le aziende di dimensioni maggiori. Rafforzato anche l’enoturismo, con finanziamenti per iniziative informative e promozionali – pubblicità, eventi, studi, mostre – attivabili per tre anni e rinnovabili fino a un massimo di nove.

Uno dei capitoli più innovativi riguarda l’etichettatura dei vini dealcolati e a ridotto contenuto alcolico. Il regolamento chiarisce le definizioni: la dicitura “analcolico”, accompagnata da “0,0%”, potrà essere utilizzata solo per prodotti con titolo alcolometrico non superiore allo 0,05% vol. I vini con gradazione superiore allo 0,5% vol, ma inferiore di almeno il 30% rispetto allo standard della categoria prima della dealcolazione, dovranno essere indicati come “a ridotto contenuto alcolico”. L’intervento mira a garantire trasparenza e uniformità nel mercato unico, in un segmento in crescita.

La dimensione economica del comparto spiega la rilevanza politica del provvedimento. In Italia il settore vale 14,5 miliardi di euro di fatturato, coinvolge 241mila imprese su 681mila ettari vitati e conta 570 varietà autoctone, con il 78% della superficie dedicata alle Indicazioni geografiche.

Il governo italiano ha rivendicato un ruolo attivo nel confronto europeo. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha parlato di una linea “netta e chiara” a difesa del vino, criticando quelli che ha definito “eccessi ideologici” che avrebbero tentato di escludere il settore dai finanziamenti per la promozione. «Va bevuto con moderazione – ha dichiarato – ma non siamo disponibili a rinunciare al valore che il vino rappresenta in termini di storia, identità, cultura, tutela dell’ambiente ed economia».

Le organizzazioni agricole hanno espresso un giudizio generalmente favorevole, pur segnalando alcune criticità. Coldiretti ha definito il via libera un passaggio significativo, sottolineando tuttavia la necessità di garantire risorse adeguate nell’ambito delle future politiche europee. Più articolata la posizione di Confcooperative attraverso Luca Rigotti, presidente del Settore vitivinicolo e del Gruppo vino del Copa-Cogeca, che ha valutato positivamente le misure su clima, flavescenza dorata, enoturismo e l’introduzione della dicitura “a ridotto contenuto alcolico”, auspicando però ulteriori interventi, tra cui una soluzione normativa per i vini a bassa gradazione alcolica naturale.

Rigotti ha inoltre evidenziato alcuni nodi irrisolti: la mancata possibilità di riutilizzare nell’annualità successiva i fondi non spesi e la non estensione alle cooperative delle aliquote di cofinanziamento più elevate previste per le Pmi. Elementi che, secondo il settore, limitano la portata potenziale del provvedimento.

Il Pacchetto vino rappresenta quindi un quadro normativo aggiornato e più flessibile, pensato per accompagnare la transizione del comparto in una fase di cambiamento profondo. L’efficacia reale dipenderà ora dall’attuazione concreta delle misure e dalla capacità degli Stati membri di tradurle in strumenti operativi per imprese e territori.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
Pocket
WhatsApp
Non perdere niente! Iscriviti alla nostra newsletter.

Lascia un commento