Dalla crisi del gas ai supermercati: l’ortofrutta verso una nuova ondata inflattiva

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Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente iniziano a riflettersi con crescente evidenza anche sui mercati europei dell’ortofrutta, dove operatori della filiera segnalano carenze di prodotto e prospettano rincari significativi nelle prossime settimane. Secondo i grossisti, le difficoltà di approvvigionamento, unite all’aumento dei costi energetici, stanno già mettendo sotto pressione i prezzi all’ingrosso, con inevitabili ripercussioni a valle.

In particolare, si registrano criticità nella disponibilità di alcune referenze chiave, come il basilico israeliano, la cui offerta risulta fortemente ridotta a causa delle interruzioni logistiche legate al conflitto. La situazione coinvolge anche altri prodotti tipici delle importazioni dal Medio Oriente, mentre gli operatori sono costretti a riorganizzare le catene di fornitura cercando nuovi partner in tempi rapidi.

Dal mercato britannico arrivano indicazioni chiare sul possibile impatto a breve termine: i prezzi di cetrioli e pomodori potrebbero aumentare entro sei settimane, anche per effetto dell’incremento dei costi del gas che incide direttamente sulle coltivazioni in serra, proprio nel momento di massima produzione stagionale. Il comparto orticolo europeo, fortemente dipendente dall’energia per le coltivazioni protette, rischia così di subire una nuova ondata inflattiva.

Le difficoltà operative sono evidenti anche nei principali hub commerciali, come il New Covent Garden Market di Londra, dove i grossisti segnalano una supply chain “interrotta in diversi punti” e una crescente complessità nel reperire merce. In molti casi, l’approvvigionamento richiede più tempo, più costi e una maggiore diversificazione delle fonti.

Se per il momento gli operatori stanno cercando di assorbire parte degli aumenti per non penalizzare immediatamente la domanda, il trasferimento dei rincari lungo la filiera appare inevitabile. La combinazione tra scarsità di prodotto e aumento dei costi logistici ed energetici è destinata infatti a tradursi in prezzi più elevati per il consumatore finale.

Il quadro è ulteriormente aggravato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il trasporto globale di petrolio e fertilizzanti, la cui operatività è stata fortemente limitata. Questo elemento rischia di amplificare gli effetti inflattivi, incidendo sia sui costi di produzione agricola sia sui prezzi dei carburanti.

Le preoccupazioni riguardano non solo l’ortofrutta fresca ma l’intero comparto alimentare, con il rischio che l’aumento dei costi energetici e delle materie prime si diffonda lungo tutta la filiera. Le autorità britanniche stanno già monitorando la situazione, inserendo il tema del caro vita tra le priorità di governo.

Sul fronte dei consumi, i dati più recenti mostrano una crescita della spesa grocery del 3,4% nelle quattro settimane fino al 22 febbraio 2026, sostenuta anche da un ritorno dell’inflazione al 4,3% dopo mesi di rallentamento. Tuttavia, le prospettive per i prossimi mesi appaiono in peggioramento, con il rischio concreto di una nuova accelerazione dei prezzi alimentari.

In questo contesto, il settore si prepara a una fase di elevata volatilità, in cui la resilienza delle filiere e la capacità di diversificare le fonti di approvvigionamento diventeranno fattori determinanti per contenere l’impatto economico e garantire la continuità dell’offerta.

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