Dazi, nuova stretta di Trump: 15% su tutte le importazioni e pressing su Cina ed Europa

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Dazi Made in Italy

Nonostante la bocciatura della Corte Suprema, Donald Trump non arretra sul fronte commerciale e annuncia una nuova offensiva tariffaria. Dopo che i giudici hanno invalidato gran parte dei dazi generalizzati imposti facendo leva sui poteri d’emergenza del 1977, il presidente ha presentato un piano alternativo che prevede una tariffa globale del 15% su tutte le importazioni.

La misura, ha spiegato l’amministrazione, potrà restare in vigore fino a 150 giorni grazie alla Section 122 del Trade Act del 1974, una norma mai utilizzata finora in modo così esteso. In parallelo, verranno avviate nuove indagini commerciali ai sensi della Section 301 della stessa legge, con l’obiettivo di colpire pratiche ritenute sleali e aprire la strada a ulteriori dazi mirati nei confronti di singoli Paesi.

Il rappresentante per il Commercio, Jamieson Greer, ha ribadito in un’intervista ad ABC che la linea politica non cambia: i dazi restano uno strumento centrale per proteggere l’industria americana. Le indagini, ha spiegato, si concentreranno su eccesso di capacità industriale, lavoro forzato, politiche di prezzo nel settore farmaceutico, presunte discriminazioni contro le aziende tecnologiche statunitensi e sul commercio di prodotti come riso e seafood.

L’amministrazione intende inoltre proseguire le inchieste già aperte nei confronti di Cina e Brasile, sempre nell’ambito della Section 301, lo stesso strumento che durante il primo mandato di Trump fu utilizzato per imporre tariffe su larga scala alle importazioni cinesi.

Sul piano finanziario, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha assicurato che le entrate previste dai dazi per il 2026 non subiranno variazioni, definendo la nuova tariffa del 15% un “ponte” verso misure più strutturali che verranno introdotte nel corso dell’anno. Resta però aperta la questione dei rimborsi per oltre 100 miliardi di dollari di dazi già riscossi e ora contestati: secondo Bessent, la decisione spetterà ai tribunali inferiori.

La reazione internazionale è improntata alla cautela. Funzionari dell’Unione europea hanno lasciato intendere che potrebbero rallentare la ratifica dell’accordo commerciale raggiunto con Washington lo scorso anno, mentre i mercati osservano con preoccupazione l’ennesimo cambio di scenario nella politica commerciale americana.

Le tensioni si intrecciano con il dossier cinese. Trump si prepara infatti a un viaggio a Pechino per incontrare il presidente Xi Jinping, dopo la tregua commerciale siglata l’anno scorso al termine di una dura escalation di ritorsioni. Washington sostiene di voler verificare il rispetto degli impegni assunti da Pechino, ma il rilancio dei dazi rischia di riaprire un fronte già delicato.

Con questa nuova mossa, la Casa Bianca tenta di ricostruire l’impianto tariffario su basi giuridiche considerate più solide, mantenendo alta la pressione negoziale sui partner commerciali e riportando al centro del dibattito globale il ruolo degli Stati Uniti nelle regole del commercio internazionale.

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