Nel primo semestre dell’esercizio fiscale 2026, chiuso al 31 dicembre 2025, Diageo presenta risultati in chiaroscuro e accompagna i conti con decisioni strategiche rilevanti sul fronte della remunerazione agli azionisti e della guidance annuale.
Le vendite nette riportate si attestano a 10,46 miliardi di dollari, in calo del 4,0% rispetto all’anno precedente, per effetto della contrazione organica e dell’impatto delle dismissioni. A livello organico, il fatturato arretra del 2,8%, con volumi in flessione dello 0,9% e un price/mix negativo dell’1,9%, penalizzato in particolare dalla debolezza degli spirits negli Stati Uniti e dalla persistente contrazione dei Chinese White Spirits in Asia Pacific.
La buona performance in Europa, America Latina e Africa non è stata sufficiente a compensare la pressione sul reddito disponibile dei consumatori nordamericani e il rallentamento in Cina. Escludendo i Chinese White Spirits, il gruppo avrebbe registrato una crescita organica intorno al 2%, con volumi solo marginalmente negativi e mix sostanzialmente stabile.
L’utile operativo riportato scende dell’1,2% a 3,12 miliardi di dollari, mentre il margine operativo sale di 85 punti base al 29,8%, grazie anche all’effetto positivo delle cessioni. Su base adjusted, l’utile operativo prima delle componenti eccezionali si attesta a 3,26 miliardi, in calo organico del 2,8%, con un margine sostanzialmente stabile al 31,1%, riflettendo un mix geografico sfavorevole e l’impatto dei dazi, parzialmente compensati da efficienze su marketing e costi operativi.
L’utile netto cresce dell’1,7% a 2,11 miliardi di dollari; l’utile per azione riportato sale a 89,7 centesimi (+3,0%), mentre l’EPS prima delle componenti eccezionali si attesta a 95,3 centesimi, in calo del 2,5%.
Sul fronte finanziario, il flusso di cassa operativo netto diminuisce di 202 milioni a 2,1 miliardi di dollari e il free cash flow scende a 1,53 miliardi (-164 milioni). L’indebitamento netto al 31 dicembre 2025 è pari a 21,7 miliardi di dollari.
In questo contesto, il gruppo – guidato dal nuovo CEO Sir Dave Lewis – ha annunciato una revisione al ribasso delle prospettive di crescita organica per l’intero esercizio 2026, alla luce della persistente debolezza negli Stati Uniti nella prima metà dell’anno, pur confermando l’obiettivo di free cash flow a 3 miliardi di dollari.
La decisione più significativa riguarda tuttavia la politica di remunerazione: il consiglio ha dichiarato un dividendo intermedio di 20 centesimi e ha rivisto la payout policy, fissando un obiettivo tra il 30% e il 50% degli utili e introducendo un floor minimo di 50 centesimi annui. Il taglio del dividendo rappresenta una scelta volta ad accelerare il rafforzamento del bilancio e ad aumentare la flessibilità finanziaria in una fase di transizione strategica.
Il contrasto è evidente se si guarda a Haleon, che pur segnalando una crescita organica inferiore alle proprie ambizioni di medio termine, ha annunciato uno stanziamento di 500 milioni di sterline per un programma di riacquisto di azioni nel 2026. Due approcci differenti alla gestione del capitale in un contesto di rallentamento dei consumi: da un lato, la priorità alla riduzione della leva finanziaria; dall’altro, la scelta di sostenere la remunerazione degli azionisti attraverso buyback.
Per Diageo, la traiettoria è chiara: costruire maggiore resilienza finanziaria per rilanciare competitività e crescita del portafoglio nel medio periodo. Per il mercato, il messaggio è altrettanto netto: il 2026 sarà un anno di consolidamento prima di una nuova fase espansiva.



















