Percezioni di insicurezza alimentare e finanziaria ai massimi da agosto 2023. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio condotto da Dunnhumby sui consumatori americani, secondo cui il 35% delle famiglie con figli ha saltato almeno un pasto nell’ultimo mese per motivi economici. Nel complesso, il 28,5% degli intervistati dichiara di aver ridotto le porzioni o saltato pasti a causa delle difficoltà finanziarie.
Il report trimestrale, giunto al terzo anno, segnala anche una forte discrepanza tra inflazione percepita e reale. I consumatori stimano un incremento dei prezzi alimentari del 19,4%, contro il 2,7% effettivo registrato ad agosto, il ritmo più veloce di crescita negli ultimi due anni. Per le famiglie con reddito sotto i 25.000 dollari la percezione sale addirittura al 24,8%.
“Stiamo assistendo a tendenze preoccupanti simili a quelle osservate durante l’alta inflazione di due anni fa”, ha dichiarato Matt O’Grady, presidente di Dunnhumby Americas.
L’indagine evidenzia nuove priorità negli acquisti: il 71% punta su prezzi bassi, il 78% vuole siti facili da usare, due terzi cercano punti vendita “one-stop shop”. Cresce anche l’attenzione per retailer con prezzi d’ingresso bassi: il 62% degli americani sceglie questi canali, e uno su quattro controlla prima online le migliori offerte.
Tra i vincitori spiccano i Dollar Stores, in particolare Dollar Tree, che hanno superato Walmart e Aldi come riferimento per le famiglie a reddito più basso, nonostante i recenti aumenti che hanno portato i prezzi di base a 1,50 dollari.
Intanto i prezzi dei generi alimentari confezionati restano elevati. Ad agosto le carni e derivati hanno registrato +5,6% annuo, con il manzo macinato a +13,2%. Anche frutta e verdura sono rincarate, dai pomodori (+4,6%) alle mele (+2%).
Il peso dell’inflazione si riflette sul morale dei consumatori: l’indice di fiducia dell’Università del Michigan è sceso a 55,1 punti in settembre, -21,6% rispetto a un anno fa, con aspettative economiche in netto peggioramento.



















