Heineken ha annunciato un piano di riduzione della forza lavoro globale che porterà al taglio di 5.000-6.000 posti nei prossimi due anni, pari a circa il 7% degli 87.000 dipendenti complessivi, in un contesto di domanda debole e di crescente pressione competitiva che sta interessando l’intero comparto brassicolo internazionale. La decisione, comunicata insieme ai risultati annuali, si accompagna a una revisione prudente delle stime di crescita dell’utile operativo per il 2026, atteso in aumento tra il 2% e il 6%, un intervallo inferiore rispetto al range del 4%-8% indicato per il 2025 e coerente con uno scenario macroeconomico più incerto.
Il gruppo olandese, produttore tra gli altri dei marchi Tiger Beer e Amstel oltre alla propria etichetta storica, ha chiarito che il piano rientra in una più ampia “productivity drive” finalizzata a liberare risorse da reinvestire in crescita, innovazione e rafforzamento dei brand. Secondo quanto illustrato dal direttore finanziario Harold van den Broek, l’obiettivo non è esclusivamente il contenimento dei costi, ma il rafforzamento strutturale delle operazioni, così da rendere il gruppo più agile e capace di reagire a mercati che mostrano segnali di stagnazione, consumatori più cauti nella spesa e condizioni climatiche che hanno penalizzato le vendite in alcune aree.
Parte degli esuberi riguarderà l’Europa e i mercati considerati non prioritari, ossia quelli che offrono minori prospettive di sviluppo nel medio termine, mentre altri interventi saranno legati a iniziative già avviate sulla rete produttiva, sulle strutture centrali e sulle business unit regionali. Il contesto settoriale resta complesso: oltre alla debolezza dei consumi, i produttori di birra e spirits devono confrontarsi con una crescente attenzione alla salute, con normative più stringenti e con la diffusione di alternative analcoliche, senza dimenticare l’impatto potenziale dei farmaci per la perdita di peso che stanno modificando le abitudini di consumo.
Anche Carlsberg ha recentemente annunciato misure di efficientamento e una guidance prudente per il 2026, confermando che il tema della disciplina finanziaria è oggi centrale per i grandi player del beverage. Nonostante lo scenario, Heineken ha chiuso il 2025 con un utile operativo organico in crescita del 4,4%, superando le aspettative degli analisti, segnale che le azioni di pricing e di controllo dei costi stanno producendo effetti positivi sulla redditività. Il mercato ha accolto favorevolmente l’annuncio: il titolo è salito di circa il 3,5% nella seduta successiva alla pubblicazione dei risultati, accumulando un progresso vicino al 7% dalla fine del 2025, a testimonianza della fiducia degli investitori nella strategia di razionalizzazione. Sul fronte manageriale, il gruppo è inoltre impegnato nella ricerca di un nuovo amministratore delegato dopo le dimissioni a sorpresa di Dolf van den Brink, che lascerà ufficialmente l’incarico a maggio, mentre non sono stati ancora forniti aggiornamenti sul processo di successione.
Per quanto riguarda l’Italia, dove Heineken impiega circa 2.000 lavoratori distribuiti in quattro stabilimenti produttivi, non sono state comunicate indicazioni specifiche sugli eventuali impatti occupazionali, ma l’inclusione dell’Europa tra le aree di possibile intervento impone attenzione e monitoraggio da parte delle parti sociali. Nel complesso, il 2026 si profila come un anno di transizione per il secondo produttore mondiale di birra per capitalizzazione, chiamato a bilanciare ristrutturazione, tutela dei margini e investimenti mirati in un mercato sempre più selettivo, competitivo e in rapida evoluzione.



















