Nel 2026 il mercato della grande distribuzione britannica si conferma uno dei più dinamici anche sul fronte delle politiche retributive, con Tesco che annuncia un nuovo aumento salariale superiore a 200 milioni di sterline, inserendosi in una competizione sempre più serrata tra i principali retailer del Paese. La decisione del colosso britannico prevede un incremento del 5,1% per i lavoratori pagati a ore, in vigore dalla fine di marzo, consolidando un percorso già avviato negli anni precedenti e che aveva visto ulteriori adeguamenti nel 2025.
L’iniziativa di Tesco si inserisce tuttavia in un contesto competitivo più ampio, in cui diversi operatori della GDO hanno già comunicato aumenti significativi delle retribuzioni, nel tentativo di attrarre e trattenere personale in un mercato del lavoro sempre più teso. Tra questi spicca Marks & Spencer, che ha annunciato un aumento del 6,4% a partire da aprile, definito dal CEO Stuart Machin come un adeguamento superiore all’inflazione, accompagnato da un investimento complessivo di oltre 70 milioni di sterline.
Il nuovo livello salariale porterà la paga oraria minima a 13,41 sterline su base nazionale e a 14,74 sterline nell’area della M25, posizionando il gruppo tra i datori di lavoro più competitivi nel retail alimentare londinese. A guidare la classifica resta però Aldi, che conferma la propria strategia di leadership salariale con una paga di 13,50 sterline l’ora a livello nazionale e 14,88 sterline a Londra, destinata a crescere ulteriormente fino a 14,30 e 15,03 sterline in funzione dell’anzianità.
Il CEO Giles Hurley ha ribadito l’impegno dell’insegna a non essere superata sul piano retributivo, sottolineando come la politica salariale rappresenti un elemento chiave per sostenere la qualità del servizio e la proposta di valore. Anche il gruppo John Lewis Partnership, proprietario di Waitrose, ha annunciato un aumento del 6,9%, stanziando 108 milioni di sterline a favore dei circa 69.000 dipendenti, dopo tre anni consecutivi senza bonus. L’intervento, secondo il management, mira a rafforzare il potere d’acquisto dei lavoratori attraverso un incremento stabile delle retribuzioni mensili, piuttosto che tramite incentivi variabili.
Parallelamente, Lidl ha investito 29 milioni di sterline per portare la paga oraria iniziale a 13,45 sterline, con possibilità di crescita fino a 14,45 sterline, affiancando agli aumenti salariali anche un rafforzamento dei benefit, tra cui il raddoppio del congedo di paternità retribuito. Sainsbury’s ha invece optato per un incremento del 5%, accompagnato da un pacchetto complessivo che include pensione, programmi di risparmio azionario, pasti gratuiti durante i turni e sconti che possono generare risparmi annuali superiori a 600 sterline. Il CEO Simon Roberts ha evidenziato come il riconoscimento economico sia strettamente legato alle performance del gruppo, che ha registrato una crescita della quota di mercato durante il periodo natalizio per il sesto anno consecutivo. Non tutti gli operatori, tuttavia, stanno seguendo la stessa traiettoria: Morrisons, ad esempio, ha segnalato l’impossibilità di concedere aumenti significativi nel 2026, a causa dell’impatto combinato dell’aumento del salario minimo e degli oneri fiscali introdotti dal governo. Secondo l’azienda, tali fattori avrebbero generato un incremento dei costi pari a circa 200 milioni di sterline, comprimendo la redditività e limitando i margini di intervento sul fronte salariale. Nonostante ciò, Morrisons ha ricordato gli investimenti effettuati nell’ultimo esercizio, pari a oltre 100 milioni di sterline, oltre a ulteriori 70 milioni legati all’adeguamento al National Living Wage previsto per aprile 2026. Il quadro complessivo evidenzia quindi una crescente competizione salariale tra i retailer britannici, in cui la leva retributiva diventa uno strumento strategico per sostenere attrattività e retention in un contesto di pressione sui costi e sulle marginalità. In questo scenario, Tesco si posiziona come uno degli attori principali, ma deve confrontarsi con concorrenti particolarmente aggressivi, soprattutto nel segmento discount, dove Aldi e Lidl continuano a dettare il ritmo. L’evoluzione delle politiche salariali nel 2026 rappresenta dunque un indicatore chiave delle trasformazioni in atto nella GDO britannica, sempre più orientata a bilanciare sostenibilità economica e valorizzazione del capitale umano.



















