La spinta dei biocarburanti torna a ridisegnare gli equilibri delle commodity agricole, mentre sul fronte interno si registra un calo dei prezzi del pomodoro da industria nel Nord Italia. È quanto emerge dall’ultima analisi di Areté, che fotografa un quadro caratterizzato da forte volatilità energetica e dinamiche divergenti tra le diverse filiere.
Per il pomodoro da industria, la trattativa tra coltivatori e trasformatori per la campagna 2026/27 si è chiusa con un prezzo di 137 euro a tonnellata, in flessione del 4% rispetto allo scorso anno. Le stime indicano una produzione di circa 3 milioni di tonnellate nel Nord Italia e 2,8 milioni nel Centro-Sud, per un totale nazionale di 5,8 milioni di tonnellate, in lieve calo (-1%) sul 2025. Un dato che mantiene l’Italia tra i principali player globali, seconda solo alla California.
Sul piano internazionale, le prospettive restano articolate: in Spagna la produzione è attesa in crescita grazie al miglioramento delle condizioni idriche e all’aumento delle superfici, mentre la filiera continua a confrontarsi con costi in aumento, tra fertilizzanti, energia e carburanti.
A incidere sul quadro complessivo è soprattutto il comparto energetico. Il rialzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile ha rafforzato la convenienza dei biocarburanti, sostenendo in particolare il mercato dell’olio di palma. Dopo forti rialzi iniziali, la domanda alimentare rallenta, mentre cresce quella energetica, soprattutto in Indonesia, dove è previsto l’avvio del mandato B50 dal 1° luglio.
In questo contesto, il palma torna a posizionarsi a premio rispetto ad altri oli vegetali sul mercato europeo, anche per effetto dell’aumento dei costi logistici. Una dinamica che si inserisce in un trend più ampio di rafforzamento strutturale della domanda di feedstock lipidici.
A sostenere il comparto contribuiscono anche le decisioni regolatorie negli Stati Uniti. L’Environmental Protection Agency ha infatti definito nuovi standard sui carburanti rinnovabili per il 2026-2027, con obiettivi più ambiziosi per diesel rinnovabile e biocarburanti avanzati. Il quadro normativo favorisce una crescita della domanda di oli vegetali, in particolare di soia, pur mantenendo nel breve termine una certa stabilità grazie all’assenza di restrizioni sulle importazioni.
Sul fronte lattiero-caseario europeo, marzo ha segnato un recupero dei prezzi delle principali commodity: burro (+7%), latte in polvere intero (+9%), scremato (+13%) ed edamer (+3%). Tuttavia, il confronto annuo evidenzia livelli ancora inferiori per molte categorie, soprattutto per i grassi. In Italia, l’accordo sul latte alla stalla nel Nord fissa un prezzo di riferimento di 470 euro per mille litri nel secondo trimestre, in calo del 10% rispetto a marzo.
Situazione opposta per il comparto uova, dove i prezzi restano su livelli record. Tra gennaio e marzo 2026, nell’Unione europea si registra un aumento del 2%, che sale al 7% su base annua. In Italia, i prezzi risultano superiori del 10% rispetto al 2025.
A sostenere le quotazioni è una forte contrazione dell’offerta, legata alla diffusione dell’influenza aviaria. Nel 2025 si sono registrati 699 focolai in UE, con un’ulteriore accelerazione nell’ultimo trimestre, mentre il primo trimestre 2026 conferma il trend in crescita.
La riduzione della produzione ha spinto le importazioni europee su livelli record, con un aumento del 61% nel 2025, trainato in particolare da Ucraina e Turchia. Anche l’Italia registra un incremento degli acquisti dall’estero, segnale di una crescente tensione tra domanda e disponibilità interna.
Nel complesso, il quadro delineato da Areté evidenzia una filiera agroalimentare sempre più interconnessa con le dinamiche energetiche globali, dove i biocarburanti emergono come fattore chiave nella formazione dei prezzi, mentre le variabili climatiche e sanitarie continuano a influenzare in modo significativo l’equilibrio tra domanda e offerta.



















