Tagliare i consumi energetici fino al 50% nella pelatura industriale dei pomodori: è il risultato raggiunto da una ricerca condotta da ENEA e Università di Salerno, pubblicata sulla rivista Sustainability. Lo studio, svolto in un’azienda della provincia di Salerno che lavora circa 60mila tonnellate di pomodori all’anno, ha confrontato i metodi tradizionali – a vapore e con liscivia – con tre tecnologie innovative: infrarossi, ultrasuoni e riscaldamento ohmico.
“Le tecniche di pelatura più diffuse sono ancora quelle tradizionali, apprezzate per la loro efficienza, ma molto energivore”, spiega Giovanni Landi, ricercatore ENEA e coautore dello studio con Miriam Benedetti, Gianpiero Pataro ed Elham Eslami dell’ateneo salernitano. La pelatura a vapore, pur più ecologica di quella chimica, comporta perdite di prodotto fino al 15% e un elevato consumo di acqua.
Le nuove tecniche migliorano la pelabilità dei pomodori con un aumento della produttività del 2,6-9,2% e una riduzione dello scarto fino al 52%. In particolare, la pelatura a infrarossi si distingue come la più ecocompatibile: riscalda rapidamente la superficie del frutto, elimina la buccia senza uso d’acqua o sostanze chimiche e abbatte sprechi e tempi di lavorazione.
“Queste soluzioni rappresentano alternative sostenibili che possono rivoluzionare l’industria del pomodoro”, sottolinea Landi, pur evidenziando la necessità di ottimizzare parametri operativi e investimenti iniziali.
Con 5,3 milioni di tonnellate di pomodori lavorati nel 2024, l’Italia è il terzo produttore mondiale dopo Cina e Stati Uniti. Il mercato dei pelati, stimato a 4 miliardi di dollari nel 2022, potrebbe salire a 6,8 miliardi entro il 2032: un contesto in cui l’innovazione tecnologica si conferma chiave per competitività e sostenibilità del comparto agroalimentare.


















