Nel secondo trimestre 2025 l’export italiano segna andamenti territoriali differenziati, con il Centro che cresce del +4,6% mentre tutte le altre ripartizioni registrano flessioni. Il calo è più accentuato per Sud e Isole (-3,6%) e Nord-est (-2,4%), più lieve per il Nord-ovest (-0,6%). Guardando al semestre gennaio-giugno, le esportazioni nazionali in valore salgono del +2,1%. A trainare la crescita sono soprattutto Lazio (+17,4%) e Toscana (+11,8%), seguite da Abruzzo (+10,1%) e Friuli-Venezia Giulia (+6,6%).
Per il comparto food & grocery, il quadro appare in chiaroscuro: se da un lato crescono le vendite di conserve, pasta e prodotti da forno in Nord America e Germania, dall’altro pesano i cali di vino e oli dalle regioni meridionali. Sicilia (-11,2%) e Sardegna (-17,3%) soffrono per la contrazione delle esportazioni di prodotti agricoli trasformati e derivati petroliferi, che incidono sul bilancio complessivo. Lazio e Toscana, invece, spingono anche grazie alla performance dell’agroalimentare: dal vino ai derivati del pomodoro, passando per i prodotti confezionati a marchio privato. In particolare, la Toscana registra un boom verso la Spagna (+97,5%) e la Francia (+27,0%).
Friuli-Venezia Giulia segna un +92,2% verso la Germania, spinto anche da conserve vegetali e specialità locali, mentre l’Abruzzo cresce del +62,9% negli Stati Uniti grazie a pasta e prodotti tipici. Sul fronte provinciale, spiccano Firenze, Roma e Trieste, che consolidano il ruolo di hub per l’agroalimentare destinato ai mercati esteri. Più in difficoltà invece Siracusa, Milano e Cagliari, penalizzate da contrazioni nei comparti petrolifero e lattiero-caseario.
Nel complesso, il food italiano si conferma pilastro dell’export, pur risentendo di andamenti settoriali e geografici molto differenziati.



















