Export record per i formaggi italiani nel 2025, ma la crisi delle rotte marittime minaccia il settore

Facebook
LinkedIn
WhatsApp
Telegram
Email
Print

Il 2025 si è chiuso come un anno straordinario per il lattiero-caseario italiano, ma l’inizio del nuovo anno apre uno scenario molto più incerto. Secondo i dati diffusi dal settore, lo scorso anno l’Italia ha esportato 680.000 tonnellate di formaggi per un valore di 6,1 miliardi di euro, che salgono a 6,7 miliardi considerando l’intero comparto del latte. Numeri che confermano il ruolo strategico della filiera casearia nell’agroalimentare nazionale e la crescente domanda internazionale per i prodotti italiani.

Il bilancio del 2025 segna infatti una crescita del +4,6% in volume e del +12,8% in valore rispetto all’anno precedente, consolidando il posizionamento dell’Italia sui mercati globali. Con questo risultato il Paese ha superato la Germania diventando il primo esportatore dell’Unione Europea nei mercati extra-UE. A livello mondiale l’Italia si colloca seconda per valore e terza per volume, rafforzando la propria presenza in diverse aree strategiche.

Tra i mercati più dinamici si distingue il Medio Oriente, che nel 2025 ha registrato un aumento del 20% delle importazioni di formaggi italiani. Più complessa invece la situazione negli Stati Uniti e in Cina, dove i risultati sono stati condizionati rispettivamente dalle politiche commerciali e da una congiuntura economica meno favorevole.

L’avvio del 2026, però, è segnato da una nuova fase di instabilità geopolitica che rischia di compromettere questi risultati. Le tensioni nell’area del Golfo e il conflitto in corso hanno infatti modificato le principali rotte marittime, con effetti diretti su tempi e costi del commercio internazionale.

L’aggiramento del Mar Rosso sta causando ritardi logistici significativi e un aumento dei costi energetici e dei trasporti, fattori che colpiscono in modo particolare i prodotti freschi e ad alto valore aggiunto. Si tratta di una criticità che mette sotto pressione l’intera catena di esportazione del settore caseario.

“Non siamo davanti a un semplice disagio logistico: questa è una crisi che impatta l’intera filiera”, spiega il presidente di Assolatte Paolo Zanetti. “Prodotti come mozzarella, burrata e stracciatella non possono sostenere 10-20 giorni di transito aggiuntivo senza compromettere la qualità. Così rischiamo di perdere mercati chiave in Asia proprio nel momento più delicato”.

Secondo Zanetti la situazione richiede un cambio di passo nelle politiche industriali e commerciali. “È il momento di abbandonare le soluzioni tampone: servono investimenti nell’innovazione per estendere la vita commerciale dei nostri prodotti e uno scudo europeo sugli energetici”. Il presidente di Assolatte richiama inoltre la necessità di una Politica agricola comune più stabile, capace di offrire agli allevatori certezze per programmare gli investimenti e sostenere la competitività del settore nel medio periodo.

Tra le proposte emerge anche l’idea di creare un osservatorio geopolitico dedicato al comparto agroalimentare, con l’obiettivo di anticipare le crisi e supportare le imprese nella diversificazione dei mercati. In questo contesto, il Sud-Est asiatico e l’America Latina vengono indicati come aree strategiche su cui puntare per rafforzare la presenza internazionale del made in Italy lattiero-caseario. “La nostra eccellenza casearia non è un patrimonio garantito”, conclude Zanetti. “Va difesa con visione, responsabilità e politiche industriali adeguate alle sfide globali”.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
Pocket
WhatsApp
Non perdere niente! Iscriviti alla nostra newsletter.

Lascia un commento