L’industria alimentare e delle bevande europea perde fiducia nel contesto economico dell’Unione e lancia un segnale d’allarme alle istituzioni comunitarie. È quanto emerge dall’ultima indagine “State of the Industry 2026” diffusa da FoodDrinkEurope, che fotografa un clima di crescente incertezza tra i vertici aziendali del comparto. Il sondaggio ha coinvolto 77 amministratori delegati, in rappresentanza di 49 grandi gruppi e 28 piccole e medie imprese distribuite in 13 Stati membri. I risultati delineano un progressivo indebolimento dell’ottimismo: solo il 13% delle aziende dichiara che le condizioni di business sono migliorate nell’ultimo anno.
Ancora più preoccupante è il dato relativo alle PMI: il 61% esprime scarsa fiducia nella possibilità di crescere nei prossimi dodici mesi. Un segnale che pesa su quello che resta il primo comparto manifatturiero europeo per valore aggiunto e occupazione. Anche sul fronte degli investimenti l’Europa arretra. Nella classifica delle destinazioni più attrattive stilata dai CEO intervistati, il continente scivola al terzo posto, superato dall’Asia, mentre lo scorso anno occupava la seconda posizione dietro il Nord America. Oggi appena il 31% dei rispondenti considera l’Europa un mercato interessante per investire in innovazione rispetto ad altre aree globali.
A determinare questo cambio di percezione contribuiscono diversi fattori strutturali. Il 52% delle imprese indica nell’inflazione dei costi delle materie prime una delle principali minacce alla stabilità operativa. Il 49% segnala invece la riduzione del potere d’acquisto dei consumatori, mentre il 43% evidenzia l’impatto dei conflitti geopolitici sui mercati. Si tratta di pressioni che comprimono i margini, rallentano i piani industriali e rendono più incerta la programmazione degli investimenti lungo tutta la filiera agroalimentare.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda le pratiche commerciali sleali: il 62% dei CEO afferma che tali fenomeni sono aumentati negli ultimi cinque anni, incidendo negativamente sugli equilibri lungo la catena del valore. Sul fronte nutrizionale, l’82% delle aziende dichiara di essere impegnato nella riformulazione dei prodotti per favorire diete più salutari. Tuttavia, i progressi risultano limitati da preferenze dei consumatori, carenze informative e vincoli di costo che rendono complesso conciliare accessibilità e innovazione.
Il quadro complessivo alimenta dubbi sulla capacità dell’Unione europea di garantire un contesto normativo favorevole alla competitività. Il 60% dei dirigenti non si dice fiducioso che Bruxelles possa assicurare un ambiente regolatorio in grado di sostenere crescita e sostenibilità. Un rappresentante di una PMI parla apertamente di “troppe regolamentazioni, troppo carico amministrativo, troppi documenti di qualità da compilare per i clienti”, sintetizzando un malessere diffuso rispetto alla complessità burocratica.
Secondo il direttore generale di FoodDrinkEurope, Dirk Jacobs, l’indagine evidenzia segnali concreti di riallocazione di investimenti e innovazione verso altri mercati globali. Da oltre un anno, l’associazione chiede un Piano d’azione complessivo per l’industria alimentare e delle bevande. Tra le priorità indicate figurano lo sblocco degli investimenti, il rafforzamento del commercio nel rispetto del mercato unico, la tutela dell’equità lungo la filiera e il sostegno alla decarbonizzazione.
Viene inoltre proposta una nuova iniziativa legislativa mirata a ridurre gli oneri normativi superflui, nell’ottica di rendere il quadro europeo più coerente e competitivo. Per il settore, la posta in gioco non è solo industriale ma strategica: rilanciare fiducia e attrattività significa rafforzare crescita, sicurezza alimentare e resilienza dell’Europa in uno scenario globale sempre più competitivo.



















