Fusione fallita Kroger-Albertsons: richiesta danni da oltre dieci milioni

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Otto Stati americani e il Distretto di Columbia tornano alla carica contro Kroger e Albertsons, chiedendo ai due gruppi di rimborsare oltre 10 milioni di dollari di spese legali sostenute per bloccare la loro fusione, un’operazione da 24 miliardi di dollari che avrebbe ridisegnato gli equilibri della grande distribuzione statunitense. La richiesta è contenuta in una petizione depositata presso il tribunale federale dell’Oregon, dove le autorità locali spiegano di aver tentato una soluzione negoziale con le aziende, senza però trovare un accordo sull’ammontare del rimborso.

Secondo i procuratori generali coinvolti, la cifra richiesta rappresenta solo una minima parte dei costi complessivi sostenuti dalle due catene durante il tentativo di integrazione, stimati in circa 1,5 miliardi di dollari. Al centro della disputa c’è il principio secondo cui le imprese che promuovono operazioni giudicate anticoncorrenziali dovrebbero farsi carico anche dei costi sostenuti dalle istituzioni per contrastarle, soprattutto quando queste ultime riescono a bloccarle.

Gli Stati firmatari — tra cui California, Arizona, Illinois, Maryland, New Mexico, Oregon e Wyoming — sottolineano che l’impegno economico e operativo è stato proporzionato alla complessità del dossier, all’impatto potenziale sul mercato e alle risorse necessarie per arrivare a una decisione favorevole. Determinante è stato il passaggio del febbraio 2024, quando gli Stati, insieme alla Federal Trade Commission, hanno chiesto un’ingiunzione preliminare per fermare la fusione, poi concessa a dicembre dal giudice federale Adrienne Nelson.

Successivamente, con un’ordinanza del 27 febbraio, lo stesso giudice ha aperto alla possibilità per gli Stati di recuperare i costi sostenuti, invitandoli a formalizzare la richiesta entro fine marzo. Nel dettaglio, la California guida il fronte delle richieste con circa 5,1 milioni di dollari, di cui la quasi totalità legata alle parcelle legali, mentre l’Oregon — capofila dell’iniziativa — punta a recuperare circa 2,3 milioni.

Più contenute le cifre richieste da Wyoming e New Mexico, limitate rispettivamente a circa 34 mila e 3 mila dollari per spese di contenzioso. Dal punto di vista politico ed economico, il caso assume un valore simbolico più ampio, segnalando un rafforzamento del ruolo degli Stati nell’enforcement antitrust in una fase in cui, secondo alcune autorità locali, l’azione federale appare meno incisiva.

Il Dipartimento di Giustizia dell’Oregon ha infatti sottolineato come il rimborso richiesto possa sostenere future azioni contro operazioni considerate lesive della concorrenza, creando un precedente rilevante anche per altre fusioni nel retail. Il messaggio è chiaro: quando le autorità locali intervengono e vincono, i costi della battaglia legale non devono ricadere sui contribuenti ma sulle aziende che hanno promosso l’operazione.

Al momento, né Kroger né Albertsons hanno commentato ufficialmente la richiesta, lasciando aperto il confronto su un tema che intreccia concorrenza, governance del mercato e sostenibilità dei contenziosi pubblici. Il contenzioso segna così un ulteriore capitolo nella crescente tensione tra grandi gruppi della distribuzione e autorità regolatorie, in un contesto in cui le dimensioni e le strategie di consolidamento continuano a essere oggetto di scrutinio sempre più stringente.

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