L’inflazione dei generi alimentari nel Regno Unito è tornata a salire, toccando a luglio il 5,2%, il livello più alto da gennaio 2024, secondo i dati diffusi da Worldpanel. L’aumento dei prezzi potrebbe tradursi in un aggravio annuo di 275 sterline sui bilanci delle famiglie. “Quasi due terzi dei nuclei familiari sono molto preoccupati per il costo della spesa” ha dichiarato Fraser McKevitt, responsabile retail e consumer insight dell’istituto, sottolineando come i consumatori stiano cambiando abitudini per contenere l’impatto dei rincari.
Tra le tendenze, la preferenza per i prodotti a marchio del distributore, in crescita del 5,6% contro il +4,9% dei brand. Cambia anche la preparazione dei pasti: il 70% delle cene contiene meno di sei componenti. Il caldo ha spinto le vendite di bevande (+81% il caffè freddo, +21% le alternative a basso o nullo tenore alcolico) e dei gelati (+9%), oltre che di fragole (+28%) e panna (+16%).
Dal punto di vista della distribuzione, Lidl ha raggiunto il suo massimo storico con una quota dell’8,3%, mentre Aldi è salito al 10,9%. Tesco resta leader con una quota del 28,3% e vendite in aumento del 7,1%, seguita da Sainsbury’s al 15,1% (+5,3%). Ocado è il retailer cresciuto più rapidamente: +11,7% e quota al 2%. M&S (+6,5%), Waitrose (+5,5%) e Asda (11,8% di quota) completano il quadro insieme a Morrisons (+1%), Co-op (5,2%) e Iceland (2,2%). Anche l’online tiene: il 12% degli acquisti grocery è avvenuto sul web, con quasi un quarto delle famiglie che ha ordinato almeno una volta online nelle ultime 12 settimane.



















