I formaggi trainano il settore britannico mentre il burro frena: prospettive incerte per il 2026

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Nel quarto trimestre del 2025 il settore lattiero-caseario del Regno Unito ha confermato una traiettoria complessa e articolata, nella quale la disponibilità dei prodotti si è mossa in modo divergente tra le diverse categorie, riflettendo al contempo l’impatto combinato di dinamiche produttive interne, condizioni di mercato e fattori internazionali sempre più rilevanti.

A sostenere l’intero comparto – secondo i dati diffusi da AHDB – è stata in primo luogo la straordinaria performance della produzione di latte, che tra ottobre e dicembre ha raggiunto i 3.936 milioni di litri, segnando un incremento del 5,9% su base annua e consolidando un trend di crescita che prosegue anche nei primi mesi del 2026, favorito in larga misura dalla riduzione dei costi dei mangimi e da un miglioramento dei livelli qualitativi del latte, in particolare per quanto riguarda i contenuti di grassi e proteine.

Questo aumento significativo della materia prima disponibile ha avuto un effetto diretto sulla produzione di formaggi, che si è espansa del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pari a circa 6.400 tonnellate aggiuntive, contribuendo a rafforzare una disponibilità complessiva che si è ulteriormente ampliata grazie al contributo delle importazioni, provenienti per il 99% dall’Unione Europea, con flussi rilevanti da Irlanda, Francia, Spagna e Danimarca, mentre si è registrata l’assenza di forniture dalla Nuova Zelanda, penalizzate da prezzi meno competitivi rispetto al mercato domestico.

Sul fronte commerciale, il formaggio britannico ha dimostrato una buona capacità di tenuta sui mercati internazionali, con esportazioni in crescita del 17% nel quarto trimestre fino a raggiungere le 54.800 tonnellate, trainate in particolare dalla domanda europea, seguita dai mercati asiatici e dell’Oceania e dall’area Medio Oriente e Nord Africa, mentre una contrazione delle spedizioni verso Nord America, Africa subsahariana e America Latina ha parzialmente attenuato la portata complessiva dell’espansione.

L’incremento simultaneo di produzione, importazioni ed esportazioni ha determinato un moderato aumento delle scorte di formaggio, pari al 4%, evidenziando comunque una sostanziale capacità del mercato di assorbire l’offerta aggiuntiva senza generare squilibri significativi.

Di segno opposto si è invece rivelata la dinamica del burro, la cui disponibilità ha mostrato un progressivo irrigidimento nel corso del trimestre, a causa di una contrazione della produzione pari al 4% su base annua, equivalente a circa 1.800 tonnellate, influenzata da prezzi all’ingrosso meno favorevoli che hanno ridotto l’incentivo alla trasformazione.

Nonostante questo calo produttivo, le esportazioni di burro hanno registrato una crescita marcata del 30%, con un incremento di 3.200 tonnellate, sostenute da una buona competitività sui mercati internazionali, in particolare in Europa e nell’area Medio Oriente e Nord Africa, dove la domanda si è mantenuta dinamica.

Sul versante interno, invece, le importazioni sono rimaste contenute a causa di una domanda domestica più debole, contribuendo, insieme alla flessione produttiva, a una riduzione significativa delle scorte, stimata intorno al 16%, pari a circa 8.100 tonnellate.

Il quadro che emerge è dunque quello di un settore a due velocità, in cui il comparto dei formaggi beneficia di condizioni favorevoli lungo tutta la filiera, mentre quello del burro si confronta con una fase di contrazione dell’offerta e di riequilibrio delle scorte.

Guardando alle prospettive per il 2026, il mercato lattiero-caseario britannico si muove in un contesto di cauto ottimismo, sostenuto da volumi di latte ancora elevati e da segnali di recupero dei prezzi sia a livello domestico sia sul continente europeo, sebbene permangano interrogativi sulla durata e sulla solidità di questa fase di riallineamento.

Secondo le analisi di Rabobank, il settore potrebbe affrontare nei prossimi mesi una fase caratterizzata da margini più compressi e da un rallentamento della crescita produttiva, elementi che rischiano di incidere sulle strategie degli operatori lungo tutta la filiera.

A rendere il quadro ancora più incerto contribuiscono infine le tensioni geopolitiche, in particolare quelle legate al conflitto emergente in Iran, che potrebbero avere ripercussioni sulle rotte commerciali e sulla stabilità dei mercati, confermando come il settore lattiero-caseario sia sempre più esposto a variabili globali che ne condizionano l’evoluzione nel medio periodo.

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