Nel 2025 i consumatori francesi considerano sempre più l’alimentare come una voce flessibile del budget domestico, adattabile in funzione delle priorità economiche e del contesto macro. Dopo anni di inflazione, tensioni geopolitiche e incertezza politica, la spesa alimentare diventa terreno di compromessi consapevoli più che di rinunce radicali.
Secondo i dati di Worldpanel by Numerator, quasi la metà delle famiglie francesi (45%) dichiara di voler continuare a concedersi piccoli piaceri negli acquisti quotidiani. Parallelamente, il 28% afferma di essere disposto a spendere di più, in aumento di tre punti percentuali rispetto all’anno precedente.
Il dato segnala una tenuta dei consumi “di valore”, nonostante un contesto ancora improntato alla prudenza. La spesa non cresce in modo indiscriminato, ma viene riallocata: meno volumi superflui, più attenzione alla qualità percepita, all’utilità reale del prodotto e al rapporto prezzo-beneficio.
«Tra prudenza economica, incertezza politica e ricerca di senso, i consumatori francesi mostrano una resilienza misurata», spiega Gaëlle Le Floch, esperta di Worldpanel by Numerator. «Comprano un po’ più spesso, meglio, e con un’attenzione crescente alla qualità».
Emergono così comportamenti di acquisto più selettivi: centralità dei prodotti essenziali, razionalizzazione degli extra, ma anche disponibilità a investire su categorie che offrono valore funzionale o gratificazione accessibile. In questo scenario, l’alimentare resta una leva chiave di benessere quotidiano, pur all’interno di confini di spesa più controllati.
Per l’industria e la distribuzione, il messaggio è chiaro: il consumatore non è scomparso, ma è diventato più esigente, più informato e meno indulgente. Strategie basate su chiarezza dell’offerta, qualità tangibile e pricing coerente risultano oggi decisive per intercettare una domanda che cambia forma, ma non si ritira.



















